giovedì 10 settembre 2009

Brianza e dintorni

L'accattivante sito di "moleskine", ha accresciuto in me la voglia di creare un piccolo quadernetto di schizzi monotematico intitolato "Brianza e dintorni". E' già un pò di tempo che osservo diversi blog e siti di artisti bravissimi che hanno fatto dei loro "carnet de voyage" delle vere e proprie opere d'arte. Ed io, stimolato da questi mirabili artisti, ho cominciato a sperimentarmi in questa difficile attività di estrema sintesi pittorica. Ecco quindi che ho acquistato un delizioso moleskine in carta d'acquarello di 9X14 cm e...via con i primi due piccoli schizzi en plein air, e questo fresco settembre mi aiuta a superare la mia proverbiale pigrizia.

sabato 5 settembre 2009

Impressioni di Islanda

A poco a poco, con il fresco (per fortuna ritornato) ho ripreso in mano la matita e il pennello. Prime impressioni, rapide, senza pensarci troppo, con il rammarico solo di non poter trasmettere l'immensità a 360 gradi del paesaggio, il silenzio, l'aria frizzante, il canto degli uccelli.
acquarello 27 X 18
acquarello 27 X 18

domenica 16 agosto 2009

Solo buoni propositi...

Sono partito per l'Islanda con buoni propositi, un kit perfetto per documentare il viaggio acquerellisticamente parlando, ma...non ho fatto nulla in oltre 3200 km di auto più le escursioni a piedi . Viaggio di movimento e di brevi soste e poca meditazione. Ma è ancora possibile viaggiare come una volta? Forse sì ma per piccole mete. Comunque ho raccolto molto materiale fotografico e, dopo il gran caldo (che sento ancora di più, ormai assuefatto ai 15 gradi islandesi), forse... L'Islanda però è un luogo difficile da rappresentare, ancor più con rapidi tratti di colore. Come rappresentare, infatti, gli immensi campi lavici in tutte le sfumature del nero, o l'infinito orizzonte delle calotte glaciali e dei pascoli punteggiati dal milione di pecore o percorsi dalle centinaia di cavalli. Come rappresentere le migliaia di cigni sulla baia di Hofn, o le foche nelle fredde acque del nord? Ecco allora l'unica paginetta del mio impossibile diario:

Sculture di ghiacciaio

In Islanda il ghiacciaioVatnajokul, 8200 kmq (grande come la regione Friuli, per intenderci) con una delle sue imponenti discese di ghiaccio arriva al mare formando una laguna di piccoli iceberg. Questi, trasportati dalla corrente, approdano sulla spiaggia creando una esposizione di stupende "sculture" di ghiaccio

lunedì 13 luglio 2009

Chiuso per ferie

Ebbene sì, sto partendo per le vacanze, e saranno lunghe. Ci risentiremo, penso dopo il 15 agosto. Ringrazio tutti quelli che mi hanno onorato della loro visita, dei loro commenti, insomma della loro graditissima amicizia. Arrivederci a presto e buone vacanze per tutti!
cellenelcuore 2008 Celle Ligure (Liguria, italy)

venerdì 10 luglio 2009

Grandi maestri dell'acquarello: David Cox (1783-1859)

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David Cox nasce in un sobborgo di Birmingham nel 1783 in una famiglia di artigiani. Il padre è un fabbro o, meglio, un artigiano del ferro, realizza infatti oggetti di varia natura che vanno dai ferri di cavallo, alle canne da fucile , alle baionette. David si dimostra subito poco adatto al pesante lavoro di bottega e quindi viene avviato agli studi di disegno e di decorazione. E' appunto come decoratore e miniaturista che trascorre alcuni anni, e successivamente come pittore di scene teatrali. Nel 1804 si trasferisce a Londra dove diventa allievo di John Valrey ( 1778-1842). Dopo il suo matrimonio, nel 1808 si trasferisce a Dulwich, a sud di Londra, ed inizia la sua attività di insegnante di disegno .


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Nel frattempo realizza numerosi disegni e schizzi, è molto meticoloso e severo con stesso, tanto che ha l'abitudine di buttare molti disegni all'insaputa della moglie che tendeva invece a conservarli. Inizia pure un'attività di esposizioni presso la Royal Academy dal 1805 in poi. Nel giugno del 1810 viene eletto membro della Old Water-Colour Society, dove espone fino al 1859. Dal 1815 al 1827 insegna a Hereford, viaggia nel Galles, nelle Fiandre e in Francia. Nel 1830 torna a Londra e quindi nel 1841 ad Harborne, vicino a Birmingham. Pubblica alcuni manuali di successo, il primo dei quali, "Treatise on Landscape Painting and Effect in Water-Colour", viene stampato nel 1814 e ha molte edizioni fino al 1841. Dai suoi scritti e dalle testimonianze dirette dei suoi biografi si ricavano alcuni principi fondamentali del suo lavoro e dei suoi insegnamenti. In primo luogo la tavolozza, che è costituita da: gamboge , ocra chiara , lacca, vermiglione, terra di siena bruciata, bruno van dick, blu di prussia, indaco, nero, seppia, rosso indiano , cobalto. Grande sostenitore della necessità e della valenza di un accurato disegno preventivo, assegnava ad esso la condizione indispensabile per una stesura del colore sciolta e veloce. Asseriva , in proposito, che chi dedica tempo alla completezza del disegno, può cosiderarsi oltre la metà del lavoro. Nel 1836 Cox scopre una carta particolare, che usa poi per molti suoi disegni ed acquarelli. Si trattava di una wrapping paper (carta da pacchi/imballaggio), proveniente dalla Scozia, fatta di tela di lino delle vecchie vele, successivamente sbiancata. Una carta a grana molto grossa e irregolare, molto adatta al tipo di pittura da lui praticata, che consisteva in stesure di colore applicate con grossi pennelli molto carichi di pigmento. Operava sempre con velocità , con tratti di matita decisi, interrotti solo dalla rugosità della carta. I suoi paesaggi sono quindi disegnati con tocchi nitidi, spesso angolati e nervosi, quasi vribranti , modalità che si riscontra anche nell'uso del pennello. Molti disegni e schizzi sono realizzati con il carboncino o con il gesso nero, che vengono lasciati trasparire sotto i pigmenti. Le tinte sono molto fluide, ma non acquose. Usava spesso una ripetizione di tocchi successivi di colore, lasciando però ben asciugare lo strato di colore sottostante. Questo uso di tocchi separati di colore è una particolare caratteristica della pittura di Cox, che lui stesso definisce "a mosaico". Per questo si differenzia moltissimo dalla tecnica dei suoi maestri (in particolare J. Valrey) o da quella di Cotman, ma è più vicina a quella di Constable. Per queste particolari modalità di accostamenti di colore, può essere considerato un precursore degli impressionisti.




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testo liberamente tratto da Martin Hardie: "Water-Colour Painting in Britain" - vol II - Batford - London 1967 foto 1- D. Cox: "Pastoral Scene in Herefordshire"1824, Private Collection, Courtesy Agnew's, London 2- D. Cox: "The Beach at Rhyl" 1854, University of Liverpool Art Gallery and Collection Sir Sydney Jones 3- D.Cox: "Still-Life",1830 , Tate Gallery. London 4-D. Cox: "The Challenge: A Bull in a Storm on a Moor",1856, The Board of Trustees of the Victoria and Albert Museum, London

mercoledì 8 luglio 2009

...e quattro!

Acquarello 32 X 44 
Questao è il quarto studio con il soggetto della "lanca del fiume Adda". E' l'ultima prova dove ho cercato di rimediare alle carenze presenti negli altri tre studi. Credo che il risultato sia più soddisfacente: la relazione tra i verdi e tra i piani è più accurata, così come gli effetti di trasparenza dell'acqua. Almeno mi pare che sia così. Comunque è stato un bell'esercizio con un soggetto piuttorto difficile per me. Per il momento rimango sulle rive dell'Adda e spero di poter produrre ancora qualcosa camminando sui sentieri di questo splendido luogo.

venerdì 3 luglio 2009

Memorie di vecchi tempi: 9 - la partenza

Vol. I Bari 1920 - Bologna 1924 Delle fatiche e del trambusto stranamente ricordo molto poco, eppure si era nel maggio dell'anno 1924, dunque avevo circa otto anni; forse perchè continuammo ad andare a scuola fino all'ultimo giorno prima della partenza, dove ci tratteneva mo fino alle quattro o alle cinque del pomeriggio; tornate a casa Cosimina pensava a farci fare i compiti nella nostra camera, mentre espletava lei stessa qualche lavoretto per tenerci compagnia, così poco vedevamo di quello che accadeva nel resto della casa. Falegnami, traslocatori e altri artigiani lavoravano alacremente per imballare tutto l'arredamento della casa, poichè le tecniche che usavano allora erano del tutto diverse da quelle di oggi; di tipo rudimentale, ed i mobili venivano, prima ricoperti ed incappucciati di tela di sacco, giornali e tanta, tanta paglia per cercare di ripararli dall'umidità e dalla pioggia, dovendo viaggiare in ferrovia, e poi, si può dire, ingabbiati in assi di legno robuste per cui occorreva l'aiuto del falegname; di tutto questo, però, ripeto, ho un ricordo molto vago, mentre ricordo molto bene la bella carrozza imbottita, carica di valigie, che ci condusse alla stazione, la nostra ultima passeggiata per le vie di bari in una di quelle simpatiche carrozze baresi che mi piacevano tanto. Ma una sorpresa graditissima ci attendeva al treno in partenza per Bologna: una vera marea di persone amiche si era formata sulla banchina; tutti avevano trovato il tempo di venirci a salutare, con una profusione di fiori, di auguri, di arrivederci presto! una vera esplosione di rammarico da parte di tutti che ci diede la misura di quanto fossimo stati benvoluti ed amati; in realtà mamma si era saputa creare una fama di ottima padrona di casa, di persona di grande garbo e signorilità; babbo, con la grande simpatia personale che sapeva ispirare, non aveva mai avuto neanche l'ombra di un nemico, anzi,sia fra i colleghi che fra i suoi soldati, era molto amato e stimato. Per questo fu tutto molto commovente e fra le mie memorie infantili questo avvenimento mi è rimasto vivamente impresso nella mente; non piansi perchè ero piuttosto restia a lasciarmi trasportare e soverchiare dalle mie emozioni, inoltre, tutto sommato l'idea di partire mi seduceva abbastanza, ma fui presa ed affascinata da questa effusione di tenerezza e di amicizia che ci avvolgeva con tanta sincerità; molte amiche di mamma piangevano addirittura, la piccola signora Patruno, che aveva sempre avuto un debole per Teresa, volle darle una prova del suo affetto, e toltasi un anello dal dito glielo pose ad un suo ditino, dicendole: tienilo per mio ricordo! Quando il treno si mosse ci salutarono a lungo, agitando le mani,e la gente estranea, alla stazione, guardava con curiosità tutte quelle persone, pensando forse a chissà quale personaggio partisse, ed anche vedendo mamma piangere a calde lacrime nel salutare la sua cara gente barese; poi il treno si mosse e nella sua corsa si allontanò; allora rientrammo nel nostro scompartimento colmo di mazzi di fiori profumati, la sera discendeva, le luci si accendevano, ed anche io, allora sentii che qualcosa di importante era avvenuto nella nostra vita, che un'epoca gaia e spensierata e felice, l'epoca della mia prima, deliziosa infanzia, si chiudeva. memorie di vecchi tempi - anteprima

mercoledì 1 luglio 2009

Memorie di vecchi tempi: 8 - Altri svaghi

Vol. I Bari 1920 - Bologna 1924 Spesso, quando si presentava l'occasione di qualche spettacolo un po' interessante, un po' diverso dal solito, i nostri genitori ci conducevano con loro a vederlo; così avvenne per qualcosa che mi colpì molto e che mi è rimasto impresso con una certa vivacità nella mente. Si trattava di una serie di personaggi in cera, che vedemmo nel grande baraccone di una fiera, quando avevo, forse, cinque o sei anni, e che, eseguite in grandezza naturale, rappresentavano scene prese da antiche storie o leggende, tipo Sigfrido che lotta con il drago oppure Genoveffa di Brabante nella foresta, in mezzo alle belve, oppure, ancora, rappresentavano episodi presi dall'Antico Testamento, ed erano eseguite in modo assolutamente particolare, in quanto i vari personaggi si muovevano, no solo, ma ...respiravano, sissignori, respiravano!!! Come gli artigiani, anzi gli artisti, poiché questi gruppi di statue erano veramente belli, fossero riusciti ad ottenere un simile risultato rimase un mistero, e l'impressione e la curiosità di tutta Bari fu enorme. Ricordo perfettamente la scena di Orlanduccio ed il leone, non poteva essere che quella, con una donna, la madre senza dubbio, che stringendo al petto un bambino, ansava vistosamente, con gli occhi pieni di terrore che si muovevano spalancati, mentre tutta la persona tremava di spavento, ed il leone, grande ed incombente, la fissava aprendo e chiudendo le fauci; nello stesso modo i guerrieri snudavano le spade, Sigfrido uccideva il drago, che dimenava la grossa e lunga coda, e poi angeli, beduini, cavalli, tutto respirava ed era in movimento, ma non con scatti legnosi e meccanici, ma con grazia e morbidezza, in modo dunque assolutamente naturale! Non ho mai veduto in vita mia più nulla di simile, e credo che nessuno mai lo abbia veduto. Si andava anche al cinema, qualche volta, e sempre ne uscivo frastornata, tesa e con un mal di capo da morire. Non mi ricordo di aver mai sofferto tanto con il dolore alla testa come in quelle occasioni! Eppure ci andavo volentieri, anzi con entusiasmo, anche se in fondo capivo poco di quelle immagini che si agitavano sullo schermo e che mi affascinavano; mi sforzavo spasmodicamente di arrivare in tempo a leggere le didascalie che apparivano tra una scena e l'altra, ma difficilmente ci riuscivo, da ciò la confusione e la stanchezza cerebrale che ne seguiva; aggiungo che non esisteva allora il divieto di fumare in sala, quindi dopo un po' di tempo una pesante nuvola di fumo ci avvolgeva tutti, una vera camera a gas! Ciononostante mi piaceva tantissimo: tutte quelle belle signore, pesantemente truccate, che ridevano o piangevano con tanto impegno, che si disperavano aggrappandosi ad ogni tenda, e ce n'erano tante! quei signori con baffi e cilindro che guardavano sdegnosi, ghignando, oppure si gettavano ai loro piedi strabuzzando gli occhi, mi meravigliavano proprio, e, nello stesso tempo, mi commuovevano; ascoltavo, poi, a casa, i commenti di mia madre, mentre ne parlava con babbo, e l'ammirazione che percepivo per le varie Lide Borelli, o per Francesca Bertini confermavano il mio apprezzamento per questo magnifico e fantasioso divertimento. C'erano poi i films con grandi movimenti di masse, che entusiasmavano tutti, dei quali naturalmente non ricordo che qualche titolo, il film "Quo vadis", per esempio, oppure "Christus", che mi commosse profondamente facendomi piangere a calde lacrime; un film del quale non ho più inteso parlare e che ci colpì moltissimo, Marcella a me, era intitolato, ricordo, "teodora imperatrice di Bisanzio", dove l'attrice aveva con , nei suoi saloni, perfino una tigre vera! Ritornate a casa, nei giorni seguenti, ci divertimmo un mondo a rifare, scimmiottandole, alcune di quelle scene e di quei personaggi, recitandole, abbigliate con vecchi vestiti di mamma, un po' convinte ed un po' ridendo senza neanche capire di che cosa si trattasse, tanto grande era il fascino che il fatto teatrale suscitava in noi! In realtà eravamo troppo piccole per intuire la straordinarietà del nuovo mezzo di spettacolo che si evolveva rapidamente sotto i nostri occhi; quei primi grandi films italiani, che dovevano diventare un modello, più tardi, per tanti celebri cineasti tedeschi e americani, apparivano a noi qualcosa del tutto naturale e l'accettavamo con molta più semplicità e naturalezza dei nostri genitori. memorie di vecchi tempi - anteprima

sabato 27 giugno 2009

Studio di alberi

Lanca del fiume Adda,tre studi preparatori per un acquarello
Uno dei problemi principali che incontro nella realizzazione degli acquarelli, è quello della rappresentazione degli alberi, forse è il principale problema dei pittori, connesso con quello della giusta rappresentazione del verde, in assoluto il più difficile da controllare. Ricordo la prima volta che ho incontrato il mio maestro Ettore Maiotti che mi ha detto subito: "Non ci siamo con i verdi" e credo che lo pensi ancora, giustamente. D'altra parte sono nella media di coloro che tentano di dipingere, e mi consola il fatto che anche grandi artisti del passato hanno penato una vita alla ricerca del verde giusto. Ma non è solo un problema di colore, è innanzitutto un problema di disegno. A questo proposito sono molto significative le pagine dedicate a ciò da John Ruskin nel suo manuale di disegno. Beh io naturalmente realizzo disegni ben lontani dalla purezza e perfezione degli acquarellisti inglesi, ad esempio, però mi sforzo di capire la struttura essenziale delle alberature, insomma le loro linee principali, l'andamento del fogliame e, per quando possibile i diversi toni dell'immagine. I grandi acquarellisti infatti avevano una grande capacità di "capire" il paesaggio naturale già nell'impostazione del disegno e poi nella successiva fase di stesura dei colori , e avevano la grande capacità di individuare sempre le giuste tonalità con esiti di grande armonia, atmosfera, effetti di profondita ecc... E per darvi la prova dell'abisso profondo che sento quando vedo i disegni di un acquarellista come J.S.Cotman , vi invito ad osservarne uno . Tornando ora al colore, nella mia tavolozza la presenza del verde puro, quello del tubetto per intenderci , è limitata e complementare. Infati i miei verdi sono in gran parte ricavati da mescolanze di giallo e blu, con l'aggiunda di qualche altro colore per rendere più caldo o più freddo il verde, per gli effetti di lontananza o vicinanza o per le gradazioni e sfumature che sono pur sempre presenti della immensa varietà e variabilità degli effetti in ragione della luce, delle ombre e dei riflessi. Il verde puro viene solo aggiundo, quindi, per correggere e/o ravvivare la mescolanza di blu/azzurro e giallo. Ecco perche nei miei soggetti prediligo rappresentare la natura, perchè è una sfida continua, una guerra che non vorrei perdere, anche se sto perdendo molte battaglie. E appunto ne ho ingaggiata una, in questi giorni, imbattendomi in questa superba lanca del fiume Adda (le foto sono sul blog in un post di qualche settimana fa). E mi sono accanito a tal punto da farne una sorta di mia"montaigne Sainte Victoire", replicando per tre volte il tentativo di rappresentarla. E, certo, non è finita qui!

giovedì 25 giugno 2009

Grandi maestri dell' acquarello: Richard Parkes Bonington (1802-1828)

Richard Parkes Bonington nasce ad Arnold, vicino a Nottingham nel 1802. A 15 anni però si trasferisce a Calais, dove il padre aveva una società per la realizzazione di pizzi e merletti, disegnati appunto dal padre stesso. Riceve quindi i primi insegnamenti di disegno in famiglia, nella prospettiva di essere inserito nell'azienda. Tuttavia la particolare abilità nel disegno viene notata da Thomas Francia ,pittore che era cresciuto alla scuola inglese e in particolare di Thomas Girtin. Francia lo "adotta" artisticamente e lo induce a lasciare la scuola paterna e la famiglia , e a trasferirsi a Parigi. Qui, giovanissimo, frequenta l'Accademia di Belle Arti (1822-1823), compie alcuni viaggi, prima in Normandia, poi in Inghilterra dove conosce e diventa amico di Eugene Delacroix. Con quest'ultimo condivide per breve tempo uno studio a Parigi. Nel 1826 trascorre alcuni mesi nel nord Italia, visitando in partiolare Venezia, Bergamo, Milano . Torna in Francia e partecipa con successo ai Salon del 1827 1828, ma nel settembre del 1828 muore a soli 26 anni. Nella sua breve vita e nel suo brevissimo periodo artistico, realizza un infinità di disegni, schizzi e acquerelli, acquisendo una grande popolarità sia in Francia che in Inghilterra, avendo, dopo la sua morte prematura, una nutrita schiera di estimatori e imitatori. Grande disegnatore , all'inizio della sua carriera subisce l'influenza di Thomas Francia ,e, attraverso di lui, di Thomas Girtin, soprattutto nell'uso delle basse tonalità e nella scelta dei soggetti (marine e architetture inserite nel paesaggio). Ma la sua pittura si affranca quasi subito da quella dei suoi maestri, acquisendo tratti peculiari. I suoi acquarelli trovano subito grande rispondenza nel pubblico in Francia e costuiranno un punto di riferimento per la conoscenza dell'acquerellismo inglese in quella regione. I colori diventano più fluidi e più vivaci, anche perchè rafforzati dall'uso del bodycolour (una mescolanza opaca dei pigmenti con il bianco), e anche più contrastati dalla tecnica delle graffiature del foglio per le alte luci. Ma Bonington è anche un maestro nell'accostamento tra toni caldi e i grigi, in una parola, un maestro di atmosfere. Un'altra caratteristica peculiare delle sue opere è l'uso del pennello e le modalità di stesura del colore. Dal 1824 in poi utilizza un pennello fine in punta, con il quale traccia piccoli tratteggi di colore, metodo già usato da Turner ed altri acquarellisti .Usa un pigmento molto povero di acqua in modo da ottenere il particolare effetto di frammentazione del colore in piccoli punti interstiziati dal bianco della carta. Di solito Bonington utilizza la gomma arabica applicata come una vernice, allo scopo di dare profondità e trasparenza alle ombre, uso che era molto diffuso tra gli acquerellisti, anche al fine di competere con i dipinti ad olio. Tale tencnica tuttavia veniva ostacolata dalla Oldo Water Colour Society, perchè la gomma arabica induceva, con il tempo, un velatura scura all'acquarello e comportava fessurazioni della superficie. Infine è da rilevare la grande abilità come disegnatore nella rappresentazione di monumenti e architetture, molto espressivo e dettagliato, ma non preciso dal punto di vista della prospettiva.

sabato 20 giugno 2009

Memorie di vecchi tempi: 7 - Figurine

Vol I Bari 1920 - Bologna 1924 Ruotavano nella nostra vita quotidiana varie persone, che ricordo un po' vagamente, ma che mi piace rammentare qui. Benedetta Avevamo pochi anni quando entrò, per un certo periodo al nostro servizio una certa Benedetta, una vecchia contadina che veniva in nostro aiuto in qualche circostanza particolare, preparativi per feste, malattie familiari e altre occasioni; era sì piuttosto anziana ma a noi sembrava addirittura vecchia perchè era quasi senza denti, ma allora soltanto i signori potevano andare dal dentista e probabilmente vecchia non era; comunque era accolta da noi bambine con gioia, perchè aveva tanta pazienza, e volentieri mamma la delegava a raccontarci fiabe, oppure a guardare insieme qualche vecchio libro illustrato. Marcella, specialmente, avrà avuto tre o quattro anni, ed aveva antipatie e simpatie imprevedibili, aveva presa una vera passione per Benedetta, poichè era l'unica a saperla divertire ed intrattenere, seduta sul suo grembo; si faceva spiegare a suo modo le varie illustrazioni, e quando il personaggio compiva qualche misfatto immaginario, strappava la pagina senza tanti complimenti. Fortunatamente si trattava di vecchi consunti libri riportati dalle vecchie librerie di Mesagne, libri di storie medioevali, a giudicare dal modo come questi cavalieri e dame erano vestiti, chissà, forse avranno avuto anche un certo valore, ma mamma per vederci tranquille ci avrebbe messo in mano anche un autentico incunabolo! Benedetta comunque non si faceva alcuno scrupolo, e pazientemente inventava storie su storie, con particolari a volte orripilanti, di streghe e di cattivacci su quelle antiche illustrazioni, ed è rimasta viva nella nostra memoria per questa sua abilità nello spiegare "Il libro della guerra", questo il titolo da noi dato al vecchio bistrattato libro della nostra infanzia! Annetta Un'altra persona veniva spesso per casa, un'infermiera di nome Annetta, una giovane donna, piuttosto piacente, che faceva le iniezioni nella varie famiglie dove era stata presentata. Era una donna svelta ed abile, e mamma ne aveva una grande considerazione e la trattava con amabilità e simpatia, che in verità si meritava. Anche io al trovavo simpatica; aveva una gran parlantina, e nel mentre bolliva la siringa di vetro per le iniezioni da fare a mia madre, convalescente di una brutta polmonite, ed anche dopo che lì aveva fatta si intratteneva volentieri a parlare dei vari avvenimenti del quartiere, o anche semplicemente della sua vita, che, seppi più tardi, era piuttosto difficile. Una storia, la sua, che ebbe del romanzesco; innamoratasi di un medico, giovane e di buona famiglia, sperò, nella sua ingenuità, di essere sposata da lui, avendone avuto un bambino. Purtroppo non fu così, ed ella, rassegnatasi, riversò tutto il suo amore su questo figlioletto, facendo sacrifici immensi, lavorando giorno e notte, è il caso di dirlo poichè assisteva ammalati anche di notte, per crescerlo sano e forte, e con buoni principi. Il bimbo crebbe bene, fu la sua grande consolazione, studiò con assiduità e passione, riuscendo a laurearsi brillantemente proprio in medicina. Mentre questo accadeva il suo ex innamorato, sposatosi con una ricca signorina, ebbe a sua volta un figlio che, svogliato e viziato, non concluse nulla di buono, anzi lo contristò spesso con malefatte varie, finchè, alle soglie della vecchiaia, egli, che aveva seguito da lontano l'ascesa del figlio rinnegato, volle conoscerlo e gli si affezionò tanto che lo riconobbe legalmente, gli diede il suo nome, e gli lasciò buona parte del suo patrimonio. Così annetta ebbe finalmente il premio della sua abnegazione e del suo dignitoso comportamento, oltre che potè godere di una meritata felicità. Cosimina Non so perchè ho lasciato per ultima la figura di una giovinetta che fu per noi, negli ultimi anni del nostro soggiorno a Bari una persona alla quale ci affezionammo molto, una specie di sorella maggiore, più che una giovanissima governante. Si chiamava Cosimina, non avrà avuto, credo, più di sedici o diciassette anni, ma il garbo, l'educazione, la disponibilità che possedeva , la rendeva più matura della sua età. Mamma si fidava completamente di lei, la trattava con grande bontà, e si vedeva che era felice di averla in casa. Forse perchè Cosimina era una ragazza modesta e seria; figlia di contadini aveva imparato dalle suore del suo paese a cucire e ricamare molto bene, qualità, queste, di gran pregio agli occhi di mamma, che spesso si faceva aiutare da lei nei suoi lavoretti casalinghi, ai quali si dedicava volentieri ogni tanto; con noi era affettuosa e paziente, e mai mi ricordo di una parola sua o nostra meno che amichevole e gentile. Graziosa fisicamente, aveva una figurina snella, un viso regolare e dei bei capelli biondi che riuniva in una lunga treccia; e credo, anzi sono sicura, che anche per lei il soggiorno in casa nostra fosse gradevole, e con la sua naturale semplicità, ci accettava così, come eravamo, con i nostri difetti e il nostro calore umano, con i sermoni di mamma e con la sua grande generosità che illuminava tutta la casa. Quando, per naturale avvicendamento di sede ed anche per l'approssimarsi della promozione di mio padre al grado superiore, dovemmo trasferirci a Bologna, fu una vera tragedia per mamma; lasciare la città di Bari, che era diventata, dopo sette anni di residenza anche un po' la sua città, dove si era ormai ben ambientata, con tanti parenti e conoscenti che andavano e venivano da Mesagne portandole notizie e facendola sentire ancora vicino alla sua famiglia che ancora là risiedeva, una città dal clima dolce e caldo per la freddissima Bologna, per lei, vera figlia del sud, dovette essere un colpo terribilmente doloroso. L'unico pensiero che potè, in un certo senso consolarla, fu il fatto che Cosimina, sempre affezionata e dolce, acconsentì a partire con noi per Bologna, ed a trattenervisi fino a quando non ci fossimo abbastanza sistemati per la nuova città. Questo addolcì molto il suo dispiacere, calmò le sue apprensioni e quel sentirsi sbalestrata improvvisamente in un altro luogo, lontano ed estraneo, cosa che l'agghiacciava addirittura, ed anche per noi bambine fu una felicità sapere di poter continuare ad avere accanto a noi, almeno per i primi tempi, la nostra Cosimina, così materna e affettuosa e trattenerci con lei in serenità e lietezza in tranquilli giochi infantili e confidenze. Ancora qualche ricordo simpatico, come il cane del dottor Donadeo, un grande danese dal caratteristico mantello bianco a macchie nere, che ammiravamo molto e guardavamo con molto piacere, ma anche con molto rispetto, e che aveva un nome che a noi sembrava molto buffo: Liquirizia; oppure il lumino di cera, che mamma accendeva la sera, prima di andare a letto, per non farci stare al buio durante la notte, e quanta consolazione e che senso di sicurezza ci dava quella piccola luce un po' oscillante, quando per caso ci accadeva di svegliarci, o anche prima di addormentarci! le ombre dei mobili si ingigantivano sul muro, ma a noi sembravano amiche ed anzi mi piacevano tanto. E le preghiere della sera, quando già coricate, mamma veniva per darci la buona notte, e girando un po' per la camera, rialzando un calzino o chiudendo un cassetto, con la sua voce robusta e chiara pronunziava ad una ad una le parole di fede che noi ripetevamo a bassa voce e che ci davano tanta pace e tanta tenerezza! Anche la ninna nanna ci cantava, a volte, quando Marcella non riusciva ad addormentarsi e, con insistenza la richiedeva, magari minacciando le lagrimucce. E allora mamma, la cui tenerezza per noi era indescrivibile intonava qualche vecchia nenia paesana, che conoscevamo naturalmente a memoria, ma che sempre ci affascinava, e ci cullava fino a condurci al sonno. La storia della pecorella mangiata dal lupo ci commuoveva sempre, e sul suo esempio molti bimbi ho addormentato con questa ninna nanna, quelli di Teresa, prima, poi, naturalmente anche i miei, che ancora la ricordano, e certo Marta, la mia primogenita, l'ha a sua volta cantata alla sua Roberta e al suo piccolo Pietro. Ed ora ne trascrivo i primi versi, ma le variazioni erano numerosissime: "Oh nonna, nonna no, oh nonnarella il lupo s'è mangiata la pecorella... nonna nonna nonna no, nonna nonna nonna no... "Oh pecorella mia come facisti quandu lu lupo ti vidisti... nonna no oh nonna no..." memorie dei vecchi tempi - anteprima

Terre alte

Acquarello 41 X 30 cm
acquarello 37 X 31 cm

lunedì 15 giugno 2009

Il faro verde








acquarello carta Fabriano Ingres 17 X 59 cm

Una domenica sul fiume, l'Adda di Leonardo

L'Adda si snoda per 313 km all'interno della regione lombarda. In uscita dal lago di Como dopo aver formato i due laghi di Garlate e Olginate, scorre per breve tratto fino alla diga di Olginate, il cuore dell'intero sistema idrico abduano. Raggiunge Brivio con andamento pigro per proseguire poi fino ad Imbersago. A Paderno si immette nella grande forra scavandosi una trincea nei banchi di ceppo. Il dislivello di circa trenta metri delle rapide è superato con un arditissimo canale terrazzato che scorre parallelo al fiume per diversi chilometri. Conche, chiuse, centrali e centraline idroelettriche si susseguono in rapida successione conferendo al paesaggio un aspetto antropico eccezionale. A Trezzo d'Adda il fiume compie una grossa curva, lambisce i fianchi del castello, e origina, in sponda destra, il Naviglio della Martesana. Il fiume riprende poi il suo corso, a tratti irregolare, per poi distendersi in ampi meandri e banche di ghiaia fino alla confluenza nel Po in località Castelnuovo Bocca d'Adda.

mercoledì 10 giugno 2009

Memorie di vecchi tempi: 6 - Bari, la città

Vol I Bari 1920 - Bologna 1924 Questa città, così viva, così operosa, dal mare azzurro con riflessi verdi che illumina la parte nuova e quella della vecchia Bari, con le sue barche che a sera partono in silenzio con i suoi uomini dalla parola breve arguta e vigorosa, e vanno nella notte... le donne alacri al mattino presto si alzano e nelle prima bruma si vedono alla messa e poi al lavoro... con svelte mani fanno per la festa le pizze rustiche con le olive e il sale e il pomodoro. e le orecchiette ruvide riempiono la mattara con piccoli fiori... tanto vi ricordo nella mia memoria e vi sento vicine, con la dolce infanzia che a me rappresentate...
Si era nel 1922, la città era tranquilla, simpatica, operosa e vivace; noi abitavamo al n. 142 del Corso Vittorio Emanuele, una bella strada larga, dagli ampi marciapiedi ai lati, dai vecchi palazzi signorili, fra i quali, abbastanza vicini al nostro, il famoso palazzo Fizzarotti, così detto dal nome del proprietario, che lo aveva fatto costruire in perfetto stile veneziano, sul modello dei celebri palazzi che sono sul Canal Grande, a Venezia ( cosa che, seppi poi, fu abbastanza deprecata); a me invece piaceva moltissimo, per quel suo essere così diverso dagli altri, e per la sua fisionomia un po' fiabesca e colorita. I negozi erano pochi, ciò che dava alla strada un'aria signorile; c'erano, invece, dei grandi imponenti portoni debitamente sorvegliati dai loro portieri, spesso, dai loro familiari, compresi i bambini, che, d'estate, prendevano il fresco seduti sulla soglia. Il nostro portiere si chiamava Petruccio, era molto vecchio certamente nonno più volte, e parlava in un modo strano, articolando le parole con un gorgoglio che a noi faceva tanta impressione, per cui, non solo non comprendevamo ciò che diceva, ma ne avevamo un sacro terrore. Dicevano che quell'inconveniente gli fosse sopraggiunto in seguito a un grande spavento preso durante la guerra, io penso però ora che qualche bicchierotto di vino avesse anche la sua responsabilità! Era con noi sempre molto gentile e rispettoso, e cercava di farci divertire, a suo modo, facendo dei versacci con quella sua voce gorgogliante, senza sospettare che otteneva proprio l'effetto contrario! Verso la fine del Corso, verso destra, c'era, mi sembra, una piazza non molto grande, dove si trovava il municipio, dai nostri balconi un po' si intravvedeva; una volta fu annunziato, come avvenimento cittadino, che un equilibrista avrebbe attraversato la piazza su un filo di ferro, teso dal Municipio al palazzo di fronte a questo, e lo fece, difatti, ottenendo un gran successo per la sua abilità. Raramente si parlava degli scontri politici del momento, il fascismo si era appena affermato, anche se indubbiamente ce ne erano, ma noi bambine eravamo completamente escluse da questi avvenimenti, e dai discorsi preoccupati che pure ogni tanto captavamo in parte. Una volta soltanto ci capitò di essere partecipi di un episodio che ricordo ancora. Eravamo usciti tutti insieme, con altri amici, per andare al cinema, forse , (i primi film attiravano moltissimo la curiosità della gente) oppure per trascorrere una serata al circolo "tennis" molto noto ed anche molto elegante, e ritornavamo a casa, a piedi, poichè eravamo d'estate e le distanze erano molto ravvicinate; saranno state le dieci o le undici di sera, io ero tranquilla, come sempre quando c'era nostro padre con noi, la sua divisa in genere incuteva molto rispetto, inoltre eravamo un bel gruppo di signori e signore abitanti tutti dalle nostre parti, quando si udirono degli spari abbastanza vicini ed alcuni giovani vennero correndo verso di noi, dicendo concitatamente:"signor capitano, signor capitano, porti le signore in un portone, ci sono i fascisti!" Al che ci precipitammo nel più vicino portone aperto, per fortuna chiudevano molto tardi, un po' affannati e piuttosto spaventati, noi incuriosite, parlottando e commentando, e ci mettemmo ad aspettare gli eventi. Che si risolsero in breve, quando, dopo qualche altro sparo in lontananza, quelli stessi giovani vennero ad avvertirci che i contendenti si erano sciolti ed allontanati, e questo fu l'unico scontro politico al quale assistetti, che ci sfiorò soltanto, ma che mi diede l'idea dei fermenti che si agitavano in città. Per il resto la vita della società bene era piuttosto vivace, oltre al circolo del "Tennis", uno dei migliori della città c'era il "Barion", un altro circolo ben frequentato ma meno esclusivo dell'altro, dove andavamo spesso con .........; ricordo vagamente una terrazza sul mare, e il mare era molto vicino, con barche di pescatori illuminate da lanterne, ed il profumo penetrante e piacevole di frutti di mare; poi c'erano gli spettacoli lirici al teatro Petruzzelli ai quali i miei genitori, con altri amici ufficiali, erano abbonati, e che erano molto seguiti dalla cittadinanza; spettacoli dati molto bene, credo, poiché il pubblico barese era un buon intenditore, amante della musica, come tutta le gente pugliese; del resto basti pensare alla miriade di compositori e di cantanti ai quali ha dato origine dal settecento in poi; mia madre stessa era appassionatissima dell'opera in musica,e quando parlava, già in tarda età, di quegli spettacoli e di quelle opere, il Trovatore, ad esempio, oppure la "Traviata", o la "Cavalleria", si entusiasmava e gli occhi le brillavano di commozione. Poi c'erano le feste padronali religiose, come quelle di S. Nicola, ad esempio, oppure il Corpus Domini ed altre; allora la città tutta si pavesava di drappi multicolori ai balconi, alle finestre, tappeti di damasco, coperte di seta ed ogni altro oggetto risplendente e colorato, per il passaggio delle processioni religiose, lunghissime, a volte duravano delle ore, dove carri riccamente addobbati trasportavano statue di santi i gruppi di statue lignee antichissime, che rappresentavano personaggi ed episodi della vita cristiana, eseguiti con impressionante realismo. Ricordo, nella processione del Venerdì Santo, credo, un "Gesù alla colonna", dall'espressione dolente e rassegnata, tutto coperto di ferite e sanguinante per la corona di spine e una "Deposizione" in cui la Madonna, avvolta in veli neri, piangeva lacrime che sembravano vere, nell'espressione estatica del viso bellissimo. I santi più venerati erano spesso portati a braccia ed era bello vedere con quanto impegno ed attenzione quegli uomini reggevano i pesanti supporti di sostegno delle statue, che dondolando con passo cadenzato, passavano per le vie principali della città. Una di queste strade dal passaggio obbligato era proprio il Corso Vittorio Emanuele, la nostra strada, e in quella occasione i nostri balconi erano pieni di invitati che venivano ad ammirare, con devozione, la lunga processione, con i cortei dei bimbi e fanciulle vestite in vari modi, di celeste con coroncine di fiori nei capelli. le Figlie di Maria, tutti biancovestiti gli angioletti con piccole ali dorate che sfilavano ai lati della strada, piccoli bimbi con i loro gigli in mano, guardati amorosamente dalle madri, e non mancava mai una Sant'Elena vestita di azzurro, con la croce fra le braccia, con gli sciolti capelli sui quali posava la corona dorata di regina; e poi frati in tonaca marrone, preti salmodianti, gruppi di donne nerovestite che cantavano inni sacri, come " Mira il tuo popolo, Bella Signora", infine il Vescovo, con gli scintillanti paramenti di festa, che portava l'artistico ostensorio dai grandi raggi di oro, procedente solennemente sotto il gran baldacchino ricamato che lo proteggeva, ed, in un certo senso, lo isolava da tutti. Queste feste cadevano, quasi sempre, in primavera, come appunto per la Pasqua, il Corpus Domini e nella mia mente è rimasto, con la visione mistica dell'avvenimento, un collegarsi ad un'atmosfera chiara e luminosa, colma di profumi, come un rinascere sereno e poetico nell'aria dolce che ci alitava sul viso, faceva sventolare i drappi alle finestre e svolazzare i veli celesti delle bambine della processione; i marmi bianchi delle ornamentazioni alle finestre ogivali del palazzo Fizzarrotti, le pagliuzze d'oro dei suoi mosaici, il rosso pompeiano delle sue pareti sotto i raggi del sole morente, me lo faceva apparire ancora più bello, come un palazzo di fate, dei racconti da me amati, o come una screziata farfalla in un contesto di brumose, grigie farfalle. Un altro spettacolo, attinente sempre alle feste cittadine, erano le luminarie che adornavano il nostro Corso sotto forma di larghi e altissimi archi, che andavano da un marciapiedi all'altro illuminati da migliaia di lampadine elettriche, con bellissimi disegni geometrici, stelle, geroglifici, piccoli archi di luce, e che, situati a relativa distanza l'uno dall'altro, formavano un corridoio luminosissimo, sotto il quale la gente passeggiava felice, in gruppi familiari, in coppie, e dove molti bambini, ragazzi e ragazze, rilassati e sorridenti, girellavano, si incontravano allegramente; allora ci si contentava di poco, e l'immane tragedia della guerra trascorsa faceva forse godere ancora di più una pausa di spensieratezza e di felicità. Altre luminarie ho poi veduto in seguito, in paesi e città, ma ai miei occhi infantili queste apparivano così splendide e ricche che mi sembrava di non poter vedere mai nulla di più bello e festoso. Memorie di vecchi tempi - Anteprima

giovedì 4 giugno 2009

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