venerdì 27 febbraio 2009
giovedì 26 febbraio 2009
Pio Piana: l'essenza della giovinezza
Pio Piana : Laghetto fiorito
olio su tela 50 X 40
Pio Piana, piemontese di Casale Monferrato, ha sempre dipinto fin dalla prima infanzia, appartiene ad una famiglia dove il disegno, la pittura, l'amore per il "bello" e per l'arte erano di casa. Il nonno era professore di disegno, quelli di una volta, autorevole e molto stimato e lo si vede ancora in alcune foto sbiadite dei primi anni del 900. Poi la campagna, la campagna delle colline del Monferrato e due grandi maestri. Elsa Barberis, la zia Elsa, pittrice di grande talento e il maestro Rovero di Torino, con il quale ha sgambettato per le strade di campagna e ha avuto i primi insegnamenti della pittura en plein air.
Pio ha girato l'Italia per il suo lavoro, ma ha sempre conservato l'amore per le origini e ha portato nei luoghi in cui è vissuto i suoi pennelli e la sua tavolozza. I paesaggi innanzitutto, l' aria del mattino, l'imbrunire, il sole del sud, l'amata montagna sono soggetti di una vita artistica che continua a vivere con immutata freschezza, una fanciullezza sempre rivissuta quotidianamente nel suo bel atelier a Villa del Conte, nel cuore dello splendido Veneto.
Osservando le opere di Pio Piana ci si riconosce quasi in un mondo di favole, e il paesaggio diventa uno sfondo dove vorremmo vivere, come nel suo "laghetto fiorito" o negli incantati scorci, caldi e assolati, di Panarea e di Marettimo.
Negli ultimi anni Pio ha approfondito lo studio dei grandi maestri e ha sperimentato la riproduzione di quadri d'autore, con uno stile peraltro originalissimo, riproducendo opere di grande impegno e dando prova di abilità tecnica, di amore, rispetto e ammirazione per l'Arte.
Pio Piana
I soldatini di Mario
olio su tavoletta
Pio Piana è su equilibriarte
mercoledì 25 febbraio 2009
Laura Tedeschi: paesaggi di luce e libertà
Mi piace sempre percorrere le campagne, i boschi, le città di Laura Tedeschi, pittrice espressionista. Perchè dentro le sue opere si entra in un mondo che ha radici profonde nella memoria. E' un mondo permeato da una "lettura" dei grandi maestri e forgiato da una personale percorso di vita artistica.
Mi piace immergermi nei contrasti coloristici, ed essere riscaldato e abbagliato dalla luce persino là nella bruma di un paesaggio londinese, oppure nei boschi e sulle colline della campagna viennese. Sono sferzate di luce allo stato puro, accostamenti che riflettono l'amore di Laura per la Terra , per la Natura, per la intrinseca bellezza delle sue città e della sua Vienna.
E questi luoghi diventano così patrimonio della nostra esperienza sensoriale e dialogano con l'osservatore, con uno scambio di sensibilità e sensazioni, a volte di tenera e sofferta nostalgia, altre volte diretto a condividere l'atmosfera tagliente di una fredda e meravigliosa mattina, o a cogliere la felicità dell'attimo fuggente.
Stupisce ancora con l'essenzialità del tratto, con lo spessore della materia che sembra scolpire sulla tela ogni minima inflessione dell'anima, oppure con la sintesi felice del moto delle onde e l'impeto del vento sul mare.
Laura Tedeschi nasce a Rapallo nel 1968, attualmente vive e lavora a Vienna, dove cura il suo atelier d'arte. L'artista apprende fin da piccola le tecniche pittoriche dal padre, il maestro impressionista Gianni Tedeschi, crescendo "respirando arte" arriva a una maturità pittorica attraverso anni di silenzioso studio.
www.lauratedeschi.com
Il verde
Impiegando un criterio strettamente quantitativo, sono il verde e l'azzurro a spartirsi il vario dominio della natura. Al verde appartiene il mondo terrestre dei campi coltivati, dei boschi e delle foreste sempre più minacciate di abbattimento dalla sventatezza egli uomini, mentre all'azzurro dobbiamo assegnare l'immensità del mare e del cielo. Se il rosso, che gli è diametralmente opposto, contrassegna il tempo al presente, l'irruzione dell'istante, il verde è legato invece alla durata temporale, al quieto svolgimento in lunghi cicli, che possiedono la prerogativa di ripetersi e contengono la grande figura del ritorno. La periodicità con i suoi flussi e riflussi si pone all'opposto dell'uniformità lineare della tecnica.
Tra i diversi cicli, tiene il primo posto quello vegetativo, di cui il verde tinge il segmento iniziale, la primavera. Nella sua pacatezza nasconde il mistero della germinazione, della nascita e della crescita rigogliosa, Per questo il verde si associa spontaneamente alla speranza...
testo ed immagine tratti dal bel libro che vi consiglio vivamente di Alberto Boatto: "Di tutti i colori" - ed La Terza
lunedì 23 febbraio 2009
A proposito di "moderno"
La natura è singolarmente coerente con se stessa. Mi ricordo di aver disegnato in riva al mare di Trouville dei frammenti di rocce, le cui singole parti erano così proporzionate che sulla carta davano l'idea di una scogliera gigantesca. Mancava solo un oggetto per stabilire i rapporti di grandezza. In questo momento scrivo ai piedi di un albero, vicino a un grosso formicaio, formato per metà da piccole irregolarità del terreno, per metà dal paziente lavoro delle formiche: ci sono scarpate, strapiombi che formano piccole gole in cui gli abitanti passano e ripassano con aria indaffarata, come un piccolo popolo di un piccolo paese che l'immaginazione istantaneamente ingrandisce. Quello che mi era sembrato un formicaio mi appare ora, grazie alle minime dimensioni dei suoi abitanti, come un'ampia distesa attraversata da rocce scoscese e ripidi pendii. Un frammento di carbon fossile o di selce, o una pietra qualsiasi, presenta in proporzioni ridotte la forma di rocce gigantesche. Spesso ho anche osservato, disegnando gli alberi, che un singolo ramo è a sua volta un piccolo albero...
Eugène Delacroix: Scritti sull'Arte
domenica 22 febbraio 2009
Grandi maestri dell'acquarello: John Robert Cozens (1752-1797)
Figlio del maestro russo di disegno e acquerello, Alexander Cozens, John Robert Cozens fu attento allievo di suo padre ed è considerato, a giusto titolo, come uno dei più importanti acquerellisti inglesi.
Sviluppò una sensibilità luministica e una tecnica più libera che conferisce all'acquerello quella spontaneità di esecuzione in cui trova espressione una nuova percezione della natura, intesa come evocazione dei propri sentimenti. La sua straordinaria attitudine a rendere la grandiosa bellezza di un paesaggio, con un misto di effetti atmosferici e di luce, ed a conferirgli un'accentuata inflessione lirica, malgrado l'uso di una tavolozza cromatica molto essenziale, non è stata superata da nessun altro pittore.
(Gerald Bauer: Il secolo d'oro dell'acquerello inglese 1750-1850 - Bibliotheque de l'Image)
martedì 17 febbraio 2009
Carla Colombo: luci, colori, sentimenti
Per me l'incontro con la pittura di Carla Colombo è stata un'emozione fin dal primo momento. Chi ama la luce, il colore, la brillantezza materica del mezzo espressivo non può che riconoscere in Carla un'autentica interprete dell'arte del paesaggio e non solo.
L'arte di Carla si esprima con grande efficacia nella rappresentazione personalissima e filtrata attraverso una concezione "solare" della natura, nei suoi paesaggi, della sua Brianza innanzitutto.
Gli scorci, le grandi profondità degli orizzonti sono fonte inesauribile, materiale sensibile che prende forma nei colori sapientemente dominati dalla pittrice, a volte carezzevolmente pennellati sulla tela o, altre volte, spalmati con tratto rapido ed incisivo. Felici accostamenti coloristici esaltano la luce di piena estate, o addolciscono l'anima nei caldi colori dell'autunno, o appaiono mirabilmente rappresentare la trasparenza e la freschezza delle acque.
Ma Carla ha saputo anche trovare un nuovo linguaggio nelle sue composizioni materiche, e si sente un profondo legame tra queste e i suoi paesaggi, sono anch'esse "paesaggi", "natura", nella rappresentazione delle sabbie del mondo e delle superfici lunari, nel volo delle farfalle e nei profumi dei fiori.
www.artecarla.it
Commenti a mie opere
Una leggera "melanconia" accarezza l'andare del giorno senza lasciare tregua al scivolare delle stagioni. Una passeggiata lungo il sentiero che accompagna i pensieri della mente in un evolversi di passi silenti senza impronta alcuna. Un casolare laggiù in fondo che raccoglie tutte le speranze disilluse e d'illusione, i sogni assopiti ma mai dimenticati. Un cielo che rabbuia il cielo in attesa di chissà quale tempesta...a venire. Un giorno qualunque in un giorno silente di...aria di tempesta.
Carla Colombo, Pittrice
lunedì 16 febbraio 2009
Luoghi e paesaggi dell'anima
domenica 15 febbraio 2009
venerdì 13 febbraio 2009
Mail Art ricevuta oggi
Scorcio ligure
acquarello 2009
Miriam Arnaboldi
GRAZIE MIRIAM!!
Grandi maestri dell'acquarello: John Ruskin (1819 - 1901)
John Ruskin non è in realtà annoverato tra i grandi acquarellisti, è stato un critico d'arte, il maggior critico d'arte dell'epoca vittoriana.
Nato in un' agiata famiglia di origine scozzese, ha un'infanzia ricca di sollecitazioni culturali, ma essenzialmente introspettiva e solitaria e all'insegna di una educazione rigidamente luterana.
Fu un grande viaggiatore, prima in Francia e poi, ripetutamente e per lunghi periodi, in Italia.
Per un esame critico:
Giuseppe Leonelli " Il Profeta della modernità" in
Jhon Ruskin "Pittori Moderni" 2 vol ed Einaudi
Evento essenziale della sua vita fu l'incontro con Joseph Mallord Wiliam Turner, di cui divenne il più grande ammiratore, difensore e , alla sua morte, esecutore testamentario. A lui dedicò la sua più importante e monumentale opera, "Modern painter" (pittori moderni) in quattro volumi.
Documentò i suoi viaggi con una serie infinita di disegni, acquarelli e rilievi di sorprendente bellezza e abilità, nella più classica tradizione del "dilettantismo" (!)
ottocentesco.
Con "Stones of venice" (Le pietre di Venezia) (1851 - 1853), risultato dei suoi studi sull'architettura e la scultura nell'Italia settentrionale, si fece promotore del Gothic Revival e nello stesso periodo pubblicò il saggio sul PreRaphaelitism, che decise la fortuna di quel movimento.
mercoledì 11 febbraio 2009
Grandi maestri dell'acquarello: Berthe Morisot
martedì 10 febbraio 2009
Grandi maestri dell'acquarello: Geoge Romney (1734 - 1802)
Conobbe una gran voga soprattutto come ritrattista ad olio, ma si ignorano a torto i suoi schizzi, che colpiscono per la spontaneità, il vigore del tratto e la straordinaria modernità.
A mother and child
Penna ed inchiostro bruno,
inchiostro acquarellato su matita
25 X 16 cm
collezione privata
testo e foto tratti da
Gerald Bauer
Il secolo d'oro dell'acquerello inglese (1750 - 1850)
Bibliotheque del l'Image
lunedì 9 febbraio 2009
sabato 7 febbraio 2009
venerdì 6 febbraio 2009
Piccoli sfoghi quotidiani
A proposito di ispirazione
E' troppo azzardato dire che l'ideale è ciò che perviene all'idea, imitandola o no? le forme dell'Antiope di Michelangelo, e tante altre opere sublimi che non sono imitazioni letterali, fanno sognare. E nei maestri primitivi che abbiamo citato, l'imitazione, invece di danneggiare l'effetto prodotto sull'immaginazione, senza alcun dubbio lo potenzia. Cos'è mai dunque ciò che giunge fino all'anima, senza cui non può esistere pittore né spettatore? Un non so che, l'ispirazione misteriosa che all'anima dà tutto, e che dell'anima trova le vie segrete.
da Eugene Delacroix: "Scritti sull'Arte" (SE piccola enciclopedia a cura di Elena Pontiggia)
foto : E. Delacroix Studio per la Morte di Sardanapalo 1827
Pastello, mina di piombo, sanguigna su carta
40 X 27 cm
Parigi Museo del Louvre
giovedì 5 febbraio 2009
Grandi maestri dell'acquarello: Thomas Girtin (1775 - 1802)
Con Turner, di cui è esattamente contemporaneo, Girtin è già considerato, durante la sua breve vita, come uno dei grandi maestri dell'acquarello.
I suoi primi lavori sono studi topografici nello stile di Edward Dayes (1763 - 1804), presso il quale si è formato.
Come Turner, Girtin copia le opere della collezione del dott. Monro (mecenate di Turner), e sarà profondamente influenzato da John Robert Cozens (1752 - 1797).
Alla fine degli anni 90 del settecento, la sua arte rivela una libertà e una insolita espressività: si concentra maggiormente su estesi paesaggi, con una tavolozza limitata, dando più importanza alla qualità della pittura che a quella del disegno.
Viaggia con continuità nel nord dell'Inghilterra e in Scozia, ma nel 1801 si reca a Parigi per curare l'asma.
Le sue opere suscitano una tale ammirazione presso i suoi contemporanei che, nel 1850, Turner avrebbe dichiarato "Se Tom Girtin fosse vissuto, io sarei morto di fame".
Girtin morirà qualche mese dopo il suo ritorno in Inghilterra, all'età di 27 anni.
William Hauptman: "L'Age d'or de l'aquarelle anglaise 1770- 1900" Fondation de l'Hermitage
foto: Thomas Girtin
THE LAYERTHORPE BRIDGE AND POSTERN
32,3 x 51,8
Manchester, Withworth Art Gallery
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