giovedì 15 ottobre 2009

mercoledì 14 ottobre 2009

Memorie di vecchi tempi: 10 /1- Bologna

Vol. I Bari 1920 - Bologna 1924

Un incanto severo per le strade, appena appena fuori dal centro della città, dove noi eravamo andati ad abitare; fiancheggiate da alti palazzi silenziosi, da qualche muro un po' sbrecciato che limitava chiuso giardini, bassi portoncini davano il senso del mistero e della solitudine.

Per noi, giunti dalla festante e popolare Bari, brulicante nei quartieri vecchi di donnette, di braccianti, di bambini, di carretti carichi di mercanzie e di varie qualità di frutta con relativi chiassosi venditori, e nella parte centrale, moderna, di gente indaffarata e ricche signore a passeggio con i lunghi boa di struzzo e le velette nere, fu una sorpresa inverosimile ed insopportabile, tanta completa diversità di ambiente e di atmosfera.

Per mia madre, specialmente, fu terribile, avezza da tanti anni alla sua gente, al loro modo di pensare e di vivere. Una specie di coro, ora lieto ed ora tragico, secondo le circostanze, accompagna laggiù le persone nei vari avvenimenti della loro vita; un coro formato da amici, conoscenti, da semplici vicini di casa e persino dai fornitori abituali, dalle domestiche, dai postini...

A Bologna nulla di tutto questo; ognuno rinchiuso nella sua casa ignora completamente le sorti del vicino, e da ciò risulta, ad una natura prettamente meridionale, una sensazione pesantissima di abbandono e di desolazione, quasi di panico.

  I primi mesi trascorsi lassù, furono quindi per noi assai penosi e permeati di una tristezza alquanto incomprensibile per noi bimbe; e specialmente per me, che con la beata incoscienza dell'infanzia, mi ero subito perfettamente ambientata nella nostra piccola casa, molto più gaia e graziosa della nostra vecchia casa di Bari. Inoltre il fatto di essere tutti insieme, di avere vicino a me le persone che amavo tanto mi rendeva felice, e mi sembrava anzi di vivere un'avventura straordinaria.

Abitavamo al quinto piano di un palazzo appena ultimato, senza ascensore, naturalmente, appannaggio questo di pochissimi privilegiati ed a me del tutto sconosciuto; e per noi, avezzi ai primi piani delle case del sud, quell'altezza sembrò vertiginosa ed emozionante. Mi piacque, però: quella immensa distesa di tetti rossi aveva un che di fiabesco e di infinito, ed i vari abbaini che sporgevano qua e là diventavano ai miei occhi le porticine misteriose e proibite di abitazioni di fate che mi divertivo a contemplare al mattino dietro le finestre della nostra piccola camera.

Marcella, come al solito, partecipava molto a queste mie fantasiose interpretazioni; noi continuavamo ad intenderci a meravignlia, quasi senza parlare, e questa comunanza di pensieri, deliziosi nella loro ingenuità, costituiva il più profondo legame fra noi, e dava ai nostri giuochi il più dolce senso di sicurezza e di pace.

L'anno 1925 fu caratterizzato da un inverno freddissimo, assai più freddo del solito, per cui a Bologna nevicò in modo veramente eccezionale; immaginarsi la nostra meraviglia ed emozione, non avendo mai visto la neve prima; quintali e quintali di neve si accumularono sui tetti, con grande pericolo per i passanti, poichè non di rado enormi blocchi di neve ghiacciata si staccava dal resto, sia per l'enorme quantità, sia per un improvviso aumento anche minimo della temperatura, e precipitava giù, nella strada con un rimbombo così profondo e rumoroso da sembrare una cannonata!

Ma anche camminare sotto i portici, altra grande novità per noi, era pericoloso; uno strato di ghiaccio, sottile come un velo, rendeva sdrucciolevole al massimo il loro pavimento, e con molta facilità si assisteva a scene di gente che prendeva dei grandi scivoloni sempre preoccupanti per le possibili conseguenze. Avevamo ripreso ad andare a scuola, naturalmente, e questa volta in una scuola comunale, la scuola "Morandi Manzolini", in via Andrea Costa, una strada abbastanza vicina a casa, dove mamma dovette rassegnarsi a mandarci a piedi, anche con la pioggia! Probabilmente la faccenda dei portici dovette rassicurarla sugli eventuali pericoli per la nostra salute, e così ogni mattina, nostro padre o, più spesso, il nostro attendente, sempre ligio e puntuale, ci accompagnava alle lezioni, aiutandoci anche a portare le nostre pesanti cartelle di fibra (allora si usavano così).



Anche la nuova scuola era molto bella; ampi corridoi con vetrate, che davano sul giardino, dove si svolgeva la ricreazione, aule grandi e luminose, molta disciplina; l'atmosfera che vi regnava era però assai diversa da quella della scuola di Bari; più sciolta, più libera, senza quella specie di sacro timore che era un diffuso dovunque nel vecchio istituto che avevamo frequentato.

Forse perciò. nonostante la mia timidezza, non mi sentii mai imbarazzata e inibita, come prima spesso mi succedeva, ma, anzi, assunsi subito un contegno tranquillo e sicuro, anche se internamente non fossi poi tanto tranquilla, sia con le insegnanti che con le compagne, le quali, devo riconoscere, non mi dimostrarono mai diffidenza, ostilità, nonostante la mia provenienza dal sud, ed anzi, accorgendosi del mio buon italiano, e forse anche per la serietà della mia fisionomia, presero a trattarmi con un certo rispetto, pur non cercando mai di diventare mie amiche.

In realtà eravamo troppo diverse, proprio come se appartenenti a mondi diversi; fra l'altro non capivo affatto il loro dialetto con il quale fra di loro si esprimevano, ad anche il fatto di essere sempre accompagnata mi isolava un da tutte. D'altronde neanche io cercai mai la loro amicizia, e riuscimmo perciò ad andare sempre d'accordo.

Anche le mie sorelle si trovarono bene in questa scuola; Teresa frequentava la quinta elementare, e si trovava nella classe della signorina Scannagatti, cognome che in principio ci sembrò piuttosto buffo; in seguito, con l'abitudine non ci si fece più caso, anche perchè si dimostrò un insegnante davvero brillante; Marcella invece, in prima elementare, ebbe come maestra la signorina Zarri, dal carattere forte, un suscettibile, ma pieno di dignità ed anch'essa molto preparata e ligia al suo compito. Era anche professoressa di pianoforte e avemmo modo di conoscerla bene perchè, in seguito, divenne la nostra insegnante di piano.

Così pian piano la vita cominciò a svolgersi in modo regolare e tranquillo, anche se mamma continuava ad attraversare nei momenti neri, nei quali la nostalgia della sua gente, della sua terra, di tutti i suoi parenti, le sorelle Matilde, Nina, Claudia, i fratelli Federico e Felice, i tanti nipoti, ella apparteneva a una famiglia assai numerosa, l'assaliva ed allora erano pianti, lunghi e desolati che noi bimbe osservavamo sbigottite ed addolorate. Si ammalò, alla fine, di una notevole pleurite, dovuta forse al gran freddo al quale non era abituata nonostante il caldo dei termosifoni (altra grande novità per noi); e fu un bene, forse, per lei, poichè l'istinto della conservazione ebbe buon giuoco sulle sue malinconie, e, affidatasi alle cure di un buon medico, il bruno e aitante dott. Baldi, seguì scrupolosamente le sue prescrizioni, ed il desiderio di guarire... la guarì effettivamente!

Fu proprio in questo periodo che la bontà e il buon carattere di mio padre si manifestarono in tutta la loro evidenza; come sempre e più di sempre egli fu per noi la speranza, la gioia di vivere, , l'allegria, in una parola, la felicità! Le cure che ebbe per mamma (incominciava la mattina a prepararle personalmente lo zabaione ordinatale dal dottore) furono veramente commoventi; l'affettuosità del suo animo, i suoi continui incoraggiamenti, l'ottimismo che irradiava intorno a , ci aiutarono a superare ogni preoccupazione, a risolvere ogni problema. Divenne per noi proprio il nostro nume tutelare, bastava che entrasse in casa, perchè la luce e la serenità invadesse il nostro animo; poichè egli vedeva ogni avvenimento nella sua giusta luce, e dove poteva portare il suo aiuto era felice di darlo, perfino, per esempio nell'accontentare i capriccetti di Marcella, la più piccola e perciò la più teneramente viziata.

Intanto mamma continuava a migliorare e ad abituarsi alla nuova vita ed alla nuova città; non uscì quasi mai, è vero, nei mesi più freddi, ma trovava una certa calma e svago nello sferruzzare a maglia come le aveva raccomandato di fare il suo dottore assicurandole che era il mezzo migliore per guarire dalla tristezza e dalla nostalgia, e, da allora, mamma prese l'abitudine, poi conservata fino a tarda età, di passare molte ore del pomeriggio, specie d'inverno, a confezionare maglie e maglioni per tutti, pefino dei pantaloncini per noi più piccole, che in relatà mettevamo assai malvolentieri, giudicandoli fuori moda (ed in realtà lo erano!)

memorie di vecchi tempi - anteprima

lunedì 12 ottobre 2009

Anche questa è Lombardia



acquarello
 40 X 33
Mi ergo in cielo e vorrei raccontare del cielo, del sole, delle stelle. Vorrei raccontare della lenta quiete di questo angolo di Lombardia, vorrei pregare al suono mesto di campane, vorrei regalare ristoro al viandante...vorrei continuare a sognare di serate vocianti e di feste paesane...vorrei...
Carla Colombo

mercoledì 30 settembre 2009

Brianza e dintorni

Ieri ho approfittato della bella giornata per fare una "scappata" in campagna, a Canonica Lambro, un luogo tra i più belli della Brianza. Ricordo ancora quando, da ragazzo studente universitario, quasi per caso son capitato lì. E' stato come l'aprirsi di una scenario d'altri tempi, un angolo di "passato" molto evocativo. Accanto a cascinotti ormai diroccati l'imponente "Villa Taverna", superba che ha visto scorrere il Lambro da alcuni secoli...




Ruderi, appunto, destinati a scomparire. Eppure là dove c'è stato un recupero, si respira un'aria diversa, non più autentica. Qualche giorno fa, con mia moglie sono andato a cercare una vecchia cascina, molto importante per noi, una meravigliosa cascina bracciantile. Abbiamo trovato il luogo ma anche una tristezza profonda, non era più la "nostra" cascina. Eppure abbandono e  degrado strutturale equivalgono a distruzione. Basterebbe un pò più di accuratezza nel recupero e, forse, tra qualche decennio la patina del tempo ci restituirà un bene prezioso!

domenica 27 settembre 2009

Potenza di Internet!

Sono sempre più impressionato e strabiliato dalla potenza di internet, quale strumento di conoscenza. Un esempio? Interessandomi da qualche tempo agli aspetti storici dell'"acquarello" e studiando i grandi acquarellisti del passato, mi sono imbattuto in David Cox, pittore inglese dell'800, noto per la straordinaria abilità come acquarellista. Costui, come la maggior parte degli acquarellisti del tempo, era anche uno stimatissimo insegnante di disegno. D'altra parte , questo  era l'unico modo per sopravvivere, considerato che allora, come oggi, l'acquarello era un pò "snobbato" e le sue quotazioni erano insufficienti a mantenere dignitosamente una famiglia.
Cox ebbe una lunga vita, e produsse un'infinità di opere, tra disegni, acquarelli e olii. Ma essendo anche un insegnante, scrisse vari trattati , tra i quali uno di acquarello intitolato "Treatise on Landscape Painting in Watercolours", pubblicato nella prima edizione nel 1813 e ristampato varie volte fino al 1840. Ebbene, e qui vengo al punto, ho voluto provare a cercarne una qualsiasi edizione tramite Google e Amazoon, perchè leggere questo manuale avrebbe avuto per me un grande interesse per comprendere meglio la tecnica di quel tempo. Incredibile ma vero! E' saltata fuori una edizione del 1922, edita a Londra, depositata e disponibile per l'acquisto in una libreria di libri usati e di antiquariato esistente nel Surrey, la "Goldsworth Books & Prints" . Bene, l'ho acquistato per l'incredibile cifra di 24 sterline, spedizione compresa. Eccolo: E' un libretto di una cinquantina di pagine, costituito da una prefazione di A. L Baldry, un breve testo del'autore di una decina di pagine, seguite da numerosi disegni, ma soprattutto da stampe che riproducono diversi acquarelli (quelle stampe che venivano applicate e incollate con il  bordo superiore alla pagina) ,commentate dall'autore stesso. Nel commento, breve e sintetico, Cox illustra la composizione, il significato dell'opera, la tavolozza colori usata per le diverse parti del dipinto. Con spirito didattico, ogni stampa è relativa a un particolare momento della giornata (mattino, mezzodì, sera, crepuscolo...) oppure a condizioni atmosferiche (giornata estiva soleggiata, pioggia, temporale, vento, nuvoloso...). Un vero gioiello! Eccone una, il commento è più o meno questo:

Crepuscolo: veduta del castello di Harlech, Galles del nord  
Il grigio del cielo è ottenuto con indaco e rosso indiano, e l'orizzonte è colorato con ochra chiara; le montagne in lontananza con indaco, rifinite con lo stesso colore mescolato con lacca, e un pò di rosso veneziano sui bordi più chiari; la montagne più vicine, indaco, lacca e rosso veneziano; il castello con gli stessi colori; le rocce in primo piano, lacca,..., , nero e terra di siena bruciata; i prati, siena bruciata, bamboge, e indaco; gli alberi, indaco e siena bruciata, rafforzati con tocchi vivaci di bruno vandyke. 
 

Ecco invece alcuni disegni:






                                                                                                                                                     Non è esaltante tutto ciò?

mercoledì 16 settembre 2009

Il mio kit da viaggio

Dopo alcune uscite con grandi fogli "tirati" a telaio, cavalletto, sedia, colori in tubetto e pennelli, come già detto, ho pensato molto più pratico andar in giro con il minimo necessario, e, dopo l'affascinante "scoperta" dei Moleskine, con un piccolissimo albumino in carta d'acquarello. Poichè Angelo mi chiede di illustrare, anche con qualche foto, i miei "arnesi da viaggio", provvedo molto volentieri, rispondendo alla sua richiesta, ma anche con quel po' di esibizionismo, senza il quale peraltro difficilmente curerei questo blog. E, infine, perché no?, sperando anche che sia utile a qualcuno. I fogli Sugli albumini non mi dilungo, avendo già parlato di questo, con foto e riferimenti al sito di "moleskine". Va da che è sufficiente ritagliare qualche foglio di carta di acquarello e raccoglie i foglietti con un comune ferma fogli a pinza, per creare dignitosissimi piccoli album. Da notare che per mantenere complanari i due foglietti del moleskine uso una mollettina , come si vede nelle foto che seguono. I colori e i pennelli Io in genere lavoro con i colori in tubetto, però per queste uscite mi sono procurato un astuccio per godet in metallo inserendovi i miei colori principali (in tutto 16 pigmenti, ma possono essere anche meno). Lavorare con i godet, anche se molto pratico, per me è un po' più difficile perché è più complicato "dosare" in modo appropriato le mescolanze. Ho avuto difficoltà a trovare una scatola vuota, pertanto ho dovuto ricorrere a un meraviglioso negozio on line inglese, molto efficiente, eccolo: www.heatoncooper.co.uk (ve lo raccomando). Uso due pennellini, uno in pelo di scoiattolo (il più usato), detto anche "bombasino", l'altro è un piccolo pennelino in martora. Ovviamente gomma e matita e temperino, e poi un piccolo piano di appoggio in cartone, che tengo sulle ginocchia. Attenzione! l'uso del temperino e non di un taglierino (assolutamente preferibile per fare la punta alla matita) è dovuto a motivi "ecologici". In questo modo è più facile raccogliere i residui senza disperderli per terra! Per quanto riguarda l'acqua, riempio una bottigliata in plastica da mezzo litro (più che sufficiente) e utilizzo un'altra metà bottiglia come contenitore. Qualche fazzolettino di carta in luogo dei tradizionali stracci di stoffa. Le squadrette Per me è risultato fondamentale avere a disposizione due squadrette di cartone che, incrociate tra loro, formano una specie di "mirino" o "cornice" dell'inquadratura. Quando lavori all'aperto, infatti, non hai a disposizione i "confini"del dipinto, alla stregua di una foto, allora è molto utile costruirli ad hoc. Anche i "Grandi" usavano strumenti di questo tipo, Van Gogh , ad esempio, girava con due cavalletti, uno per la tela, l'altro per appoggiarvi un telaio di legno rettangolare con fili tesi formanti una sorta di quadrettatura. Ecco le mie squadrette, sovrapposte e separate. Regola importante è quella di incrociarle in modo che la diagonale del rettangolo risultante dall'incrocio abbia la stessa inclinazione di quella del foglio o del rettangolo in cui è inserito il dipinto. Ho sovrapposto la squadretta al foglio del moleskine, per esprimere meglio il concetto. Per tener ferme le squadrette una volta incrociate ho pensato di applicarvi del velcron (si scrive così?) Album, pennelli, colori, matita, gomma e temperino sono inclusi in una scatoletta di legno. Nel coperchio della scatola ho inserito una mezza piastrella di ceramica, perché è una superficie sicuramente più appropriata per mescolare i colori. Uso infine un piccolissimo sacchetto a spalle da passeggiata e un leggerissimo seggiolino pieghevole (5 euro). Ora che andiamo verso l'autunno e l'inverno non so quante volte riuscirò a uscire. Ma vorrei attrezzarmi anche per la stagione fredda. sto pensando a dei guanti di lana con le dita fuori e un cappellaccio copriorecchie. Qualcuno dirà che sono piccole "manie" da principiante... forse sì, ma se non ci fosse un po' di cura maniacale per questo oggetti, avrei sicuramente meno "gusto" nel scarabocchiare e acquerellare. Cari saluti a tutti

martedì 15 settembre 2009

Prove di sketchbook - completamento

Ho completato in mio primo moleskine sull'Islanda, però questa tipo di sketchbook a soffietto non è l'ideale, i fogli sono di carta lucida, pertando ho dovuto ritagliare e incollare gli acquerelli. No, non va bene.

giovedì 10 settembre 2009

Brianza e dintorni

L'accattivante sito di "moleskine", ha accresciuto in me la voglia di creare un piccolo quadernetto di schizzi monotematico intitolato "Brianza e dintorni". E' già un pò di tempo che osservo diversi blog e siti di artisti bravissimi che hanno fatto dei loro "carnet de voyage" delle vere e proprie opere d'arte. Ed io, stimolato da questi mirabili artisti, ho cominciato a sperimentarmi in questa difficile attività di estrema sintesi pittorica. Ecco quindi che ho acquistato un delizioso moleskine in carta d'acquarello di 9X14 cm e...via con i primi due piccoli schizzi en plein air, e questo fresco settembre mi aiuta a superare la mia proverbiale pigrizia.

sabato 5 settembre 2009

Impressioni di Islanda

A poco a poco, con il fresco (per fortuna ritornato) ho ripreso in mano la matita e il pennello. Prime impressioni, rapide, senza pensarci troppo, con il rammarico solo di non poter trasmettere l'immensità a 360 gradi del paesaggio, il silenzio, l'aria frizzante, il canto degli uccelli.
acquarello 27 X 18
acquarello 27 X 18

domenica 16 agosto 2009

Solo buoni propositi...

Sono partito per l'Islanda con buoni propositi, un kit perfetto per documentare il viaggio acquerellisticamente parlando, ma...non ho fatto nulla in oltre 3200 km di auto più le escursioni a piedi . Viaggio di movimento e di brevi soste e poca meditazione. Ma è ancora possibile viaggiare come una volta? Forse sì ma per piccole mete. Comunque ho raccolto molto materiale fotografico e, dopo il gran caldo (che sento ancora di più, ormai assuefatto ai 15 gradi islandesi), forse... L'Islanda però è un luogo difficile da rappresentare, ancor più con rapidi tratti di colore. Come rappresentare, infatti, gli immensi campi lavici in tutte le sfumature del nero, o l'infinito orizzonte delle calotte glaciali e dei pascoli punteggiati dal milione di pecore o percorsi dalle centinaia di cavalli. Come rappresentere le migliaia di cigni sulla baia di Hofn, o le foche nelle fredde acque del nord? Ecco allora l'unica paginetta del mio impossibile diario:

Sculture di ghiacciaio

In Islanda il ghiacciaioVatnajokul, 8200 kmq (grande come la regione Friuli, per intenderci) con una delle sue imponenti discese di ghiaccio arriva al mare formando una laguna di piccoli iceberg. Questi, trasportati dalla corrente, approdano sulla spiaggia creando una esposizione di stupende "sculture" di ghiaccio

lunedì 13 luglio 2009

Chiuso per ferie

Ebbene sì, sto partendo per le vacanze, e saranno lunghe. Ci risentiremo, penso dopo il 15 agosto. Ringrazio tutti quelli che mi hanno onorato della loro visita, dei loro commenti, insomma della loro graditissima amicizia. Arrivederci a presto e buone vacanze per tutti!
cellenelcuore 2008 Celle Ligure (Liguria, italy)

venerdì 10 luglio 2009

Grandi maestri dell'acquarello: David Cox (1783-1859)

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David Cox nasce in un sobborgo di Birmingham nel 1783 in una famiglia di artigiani. Il padre è un fabbro o, meglio, un artigiano del ferro, realizza infatti oggetti di varia natura che vanno dai ferri di cavallo, alle canne da fucile , alle baionette. David si dimostra subito poco adatto al pesante lavoro di bottega e quindi viene avviato agli studi di disegno e di decorazione. E' appunto come decoratore e miniaturista che trascorre alcuni anni, e successivamente come pittore di scene teatrali. Nel 1804 si trasferisce a Londra dove diventa allievo di John Valrey ( 1778-1842). Dopo il suo matrimonio, nel 1808 si trasferisce a Dulwich, a sud di Londra, ed inizia la sua attività di insegnante di disegno .


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Nel frattempo realizza numerosi disegni e schizzi, è molto meticoloso e severo con stesso, tanto che ha l'abitudine di buttare molti disegni all'insaputa della moglie che tendeva invece a conservarli. Inizia pure un'attività di esposizioni presso la Royal Academy dal 1805 in poi. Nel giugno del 1810 viene eletto membro della Old Water-Colour Society, dove espone fino al 1859. Dal 1815 al 1827 insegna a Hereford, viaggia nel Galles, nelle Fiandre e in Francia. Nel 1830 torna a Londra e quindi nel 1841 ad Harborne, vicino a Birmingham. Pubblica alcuni manuali di successo, il primo dei quali, "Treatise on Landscape Painting and Effect in Water-Colour", viene stampato nel 1814 e ha molte edizioni fino al 1841. Dai suoi scritti e dalle testimonianze dirette dei suoi biografi si ricavano alcuni principi fondamentali del suo lavoro e dei suoi insegnamenti. In primo luogo la tavolozza, che è costituita da: gamboge , ocra chiara , lacca, vermiglione, terra di siena bruciata, bruno van dick, blu di prussia, indaco, nero, seppia, rosso indiano , cobalto. Grande sostenitore della necessità e della valenza di un accurato disegno preventivo, assegnava ad esso la condizione indispensabile per una stesura del colore sciolta e veloce. Asseriva , in proposito, che chi dedica tempo alla completezza del disegno, può cosiderarsi oltre la metà del lavoro. Nel 1836 Cox scopre una carta particolare, che usa poi per molti suoi disegni ed acquarelli. Si trattava di una wrapping paper (carta da pacchi/imballaggio), proveniente dalla Scozia, fatta di tela di lino delle vecchie vele, successivamente sbiancata. Una carta a grana molto grossa e irregolare, molto adatta al tipo di pittura da lui praticata, che consisteva in stesure di colore applicate con grossi pennelli molto carichi di pigmento. Operava sempre con velocità , con tratti di matita decisi, interrotti solo dalla rugosità della carta. I suoi paesaggi sono quindi disegnati con tocchi nitidi, spesso angolati e nervosi, quasi vribranti , modalità che si riscontra anche nell'uso del pennello. Molti disegni e schizzi sono realizzati con il carboncino o con il gesso nero, che vengono lasciati trasparire sotto i pigmenti. Le tinte sono molto fluide, ma non acquose. Usava spesso una ripetizione di tocchi successivi di colore, lasciando però ben asciugare lo strato di colore sottostante. Questo uso di tocchi separati di colore è una particolare caratteristica della pittura di Cox, che lui stesso definisce "a mosaico". Per questo si differenzia moltissimo dalla tecnica dei suoi maestri (in particolare J. Valrey) o da quella di Cotman, ma è più vicina a quella di Constable. Per queste particolari modalità di accostamenti di colore, può essere considerato un precursore degli impressionisti.




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testo liberamente tratto da Martin Hardie: "Water-Colour Painting in Britain" - vol II - Batford - London 1967 foto 1- D. Cox: "Pastoral Scene in Herefordshire"1824, Private Collection, Courtesy Agnew's, London 2- D. Cox: "The Beach at Rhyl" 1854, University of Liverpool Art Gallery and Collection Sir Sydney Jones 3- D.Cox: "Still-Life",1830 , Tate Gallery. London 4-D. Cox: "The Challenge: A Bull in a Storm on a Moor",1856, The Board of Trustees of the Victoria and Albert Museum, London

mercoledì 8 luglio 2009

...e quattro!

Acquarello 32 X 44 
Questao è il quarto studio con il soggetto della "lanca del fiume Adda". E' l'ultima prova dove ho cercato di rimediare alle carenze presenti negli altri tre studi. Credo che il risultato sia più soddisfacente: la relazione tra i verdi e tra i piani è più accurata, così come gli effetti di trasparenza dell'acqua. Almeno mi pare che sia così. Comunque è stato un bell'esercizio con un soggetto piuttorto difficile per me. Per il momento rimango sulle rive dell'Adda e spero di poter produrre ancora qualcosa camminando sui sentieri di questo splendido luogo.

venerdì 3 luglio 2009

Memorie di vecchi tempi: 9 - la partenza

Vol. I Bari 1920 - Bologna 1924 Delle fatiche e del trambusto stranamente ricordo molto poco, eppure si era nel maggio dell'anno 1924, dunque avevo circa otto anni; forse perchè continuammo ad andare a scuola fino all'ultimo giorno prima della partenza, dove ci tratteneva mo fino alle quattro o alle cinque del pomeriggio; tornate a casa Cosimina pensava a farci fare i compiti nella nostra camera, mentre espletava lei stessa qualche lavoretto per tenerci compagnia, così poco vedevamo di quello che accadeva nel resto della casa. Falegnami, traslocatori e altri artigiani lavoravano alacremente per imballare tutto l'arredamento della casa, poichè le tecniche che usavano allora erano del tutto diverse da quelle di oggi; di tipo rudimentale, ed i mobili venivano, prima ricoperti ed incappucciati di tela di sacco, giornali e tanta, tanta paglia per cercare di ripararli dall'umidità e dalla pioggia, dovendo viaggiare in ferrovia, e poi, si può dire, ingabbiati in assi di legno robuste per cui occorreva l'aiuto del falegname; di tutto questo, però, ripeto, ho un ricordo molto vago, mentre ricordo molto bene la bella carrozza imbottita, carica di valigie, che ci condusse alla stazione, la nostra ultima passeggiata per le vie di bari in una di quelle simpatiche carrozze baresi che mi piacevano tanto. Ma una sorpresa graditissima ci attendeva al treno in partenza per Bologna: una vera marea di persone amiche si era formata sulla banchina; tutti avevano trovato il tempo di venirci a salutare, con una profusione di fiori, di auguri, di arrivederci presto! una vera esplosione di rammarico da parte di tutti che ci diede la misura di quanto fossimo stati benvoluti ed amati; in realtà mamma si era saputa creare una fama di ottima padrona di casa, di persona di grande garbo e signorilità; babbo, con la grande simpatia personale che sapeva ispirare, non aveva mai avuto neanche l'ombra di un nemico, anzi,sia fra i colleghi che fra i suoi soldati, era molto amato e stimato. Per questo fu tutto molto commovente e fra le mie memorie infantili questo avvenimento mi è rimasto vivamente impresso nella mente; non piansi perchè ero piuttosto restia a lasciarmi trasportare e soverchiare dalle mie emozioni, inoltre, tutto sommato l'idea di partire mi seduceva abbastanza, ma fui presa ed affascinata da questa effusione di tenerezza e di amicizia che ci avvolgeva con tanta sincerità; molte amiche di mamma piangevano addirittura, la piccola signora Patruno, che aveva sempre avuto un debole per Teresa, volle darle una prova del suo affetto, e toltasi un anello dal dito glielo pose ad un suo ditino, dicendole: tienilo per mio ricordo! Quando il treno si mosse ci salutarono a lungo, agitando le mani,e la gente estranea, alla stazione, guardava con curiosità tutte quelle persone, pensando forse a chissà quale personaggio partisse, ed anche vedendo mamma piangere a calde lacrime nel salutare la sua cara gente barese; poi il treno si mosse e nella sua corsa si allontanò; allora rientrammo nel nostro scompartimento colmo di mazzi di fiori profumati, la sera discendeva, le luci si accendevano, ed anche io, allora sentii che qualcosa di importante era avvenuto nella nostra vita, che un'epoca gaia e spensierata e felice, l'epoca della mia prima, deliziosa infanzia, si chiudeva. memorie di vecchi tempi - anteprima

mercoledì 1 luglio 2009

Memorie di vecchi tempi: 8 - Altri svaghi

Vol. I Bari 1920 - Bologna 1924 Spesso, quando si presentava l'occasione di qualche spettacolo un po' interessante, un po' diverso dal solito, i nostri genitori ci conducevano con loro a vederlo; così avvenne per qualcosa che mi colpì molto e che mi è rimasto impresso con una certa vivacità nella mente. Si trattava di una serie di personaggi in cera, che vedemmo nel grande baraccone di una fiera, quando avevo, forse, cinque o sei anni, e che, eseguite in grandezza naturale, rappresentavano scene prese da antiche storie o leggende, tipo Sigfrido che lotta con il drago oppure Genoveffa di Brabante nella foresta, in mezzo alle belve, oppure, ancora, rappresentavano episodi presi dall'Antico Testamento, ed erano eseguite in modo assolutamente particolare, in quanto i vari personaggi si muovevano, no solo, ma ...respiravano, sissignori, respiravano!!! Come gli artigiani, anzi gli artisti, poiché questi gruppi di statue erano veramente belli, fossero riusciti ad ottenere un simile risultato rimase un mistero, e l'impressione e la curiosità di tutta Bari fu enorme. Ricordo perfettamente la scena di Orlanduccio ed il leone, non poteva essere che quella, con una donna, la madre senza dubbio, che stringendo al petto un bambino, ansava vistosamente, con gli occhi pieni di terrore che si muovevano spalancati, mentre tutta la persona tremava di spavento, ed il leone, grande ed incombente, la fissava aprendo e chiudendo le fauci; nello stesso modo i guerrieri snudavano le spade, Sigfrido uccideva il drago, che dimenava la grossa e lunga coda, e poi angeli, beduini, cavalli, tutto respirava ed era in movimento, ma non con scatti legnosi e meccanici, ma con grazia e morbidezza, in modo dunque assolutamente naturale! Non ho mai veduto in vita mia più nulla di simile, e credo che nessuno mai lo abbia veduto. Si andava anche al cinema, qualche volta, e sempre ne uscivo frastornata, tesa e con un mal di capo da morire. Non mi ricordo di aver mai sofferto tanto con il dolore alla testa come in quelle occasioni! Eppure ci andavo volentieri, anzi con entusiasmo, anche se in fondo capivo poco di quelle immagini che si agitavano sullo schermo e che mi affascinavano; mi sforzavo spasmodicamente di arrivare in tempo a leggere le didascalie che apparivano tra una scena e l'altra, ma difficilmente ci riuscivo, da ciò la confusione e la stanchezza cerebrale che ne seguiva; aggiungo che non esisteva allora il divieto di fumare in sala, quindi dopo un po' di tempo una pesante nuvola di fumo ci avvolgeva tutti, una vera camera a gas! Ciononostante mi piaceva tantissimo: tutte quelle belle signore, pesantemente truccate, che ridevano o piangevano con tanto impegno, che si disperavano aggrappandosi ad ogni tenda, e ce n'erano tante! quei signori con baffi e cilindro che guardavano sdegnosi, ghignando, oppure si gettavano ai loro piedi strabuzzando gli occhi, mi meravigliavano proprio, e, nello stesso tempo, mi commuovevano; ascoltavo, poi, a casa, i commenti di mia madre, mentre ne parlava con babbo, e l'ammirazione che percepivo per le varie Lide Borelli, o per Francesca Bertini confermavano il mio apprezzamento per questo magnifico e fantasioso divertimento. C'erano poi i films con grandi movimenti di masse, che entusiasmavano tutti, dei quali naturalmente non ricordo che qualche titolo, il film "Quo vadis", per esempio, oppure "Christus", che mi commosse profondamente facendomi piangere a calde lacrime; un film del quale non ho più inteso parlare e che ci colpì moltissimo, Marcella a me, era intitolato, ricordo, "teodora imperatrice di Bisanzio", dove l'attrice aveva con , nei suoi saloni, perfino una tigre vera! Ritornate a casa, nei giorni seguenti, ci divertimmo un mondo a rifare, scimmiottandole, alcune di quelle scene e di quei personaggi, recitandole, abbigliate con vecchi vestiti di mamma, un po' convinte ed un po' ridendo senza neanche capire di che cosa si trattasse, tanto grande era il fascino che il fatto teatrale suscitava in noi! In realtà eravamo troppo piccole per intuire la straordinarietà del nuovo mezzo di spettacolo che si evolveva rapidamente sotto i nostri occhi; quei primi grandi films italiani, che dovevano diventare un modello, più tardi, per tanti celebri cineasti tedeschi e americani, apparivano a noi qualcosa del tutto naturale e l'accettavamo con molta più semplicità e naturalezza dei nostri genitori. memorie di vecchi tempi - anteprima
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