Nell'ambito della mia mostra on line (www.lavostraarte,blogspot.com) ho ricevuto il commento di Giovanni Piana, mio fratello, che non ha potuto essere inserito tra i commenti perchè troppo lungo. Ho ritenuto quindi di postarlo qui nel mio blog. Un commento molto articolato che mi ha fatto un enorme piacere e che corona felicemente questa bella iniziativa di Carla Colombo.
Credo che, volendo parlare degli acquerelli di
Mario Piana - per limitarsi ad essi rispetto ad
una produzione che diventa ogni giorno più ricca
sia sul piano dei soggetti che su quello delle
tecniche - non si possa che cominciare a
manifestare la propria meraviglia. Certamente,
anzitutto per ciò che non può che saltare subito
agli occhi: il dominio e la perfezione di una
tecnica come quella dell'acquerello che, come
tutti sanno, è difficilissima. Questo dominio si
manifesta sia negli acquerelli in cui descrizione
ed espressione stanno sospesi in un miracoloso
equilibrio, sia in quelli in cui questo
equilibrio viene consapevolmente infranto e l'un
elemento viene fatto prevalere sull'altro. Voglio
fare solo due esempi che mi sembrano persuasivi
di questa differenza: nel bellissimo Santa
Caterina di Alessandria ogni mattone, ogni
segreta e nascosta traccia delle mura ed
addirittura il fogliame degli alberi intorno
sembra pretendere un'individualità propria. Per
quanto si possa rischiare di essere fortemente
fraintesi si potrebbe dire: tenete lontano il
sentimento, e partecipate invece intensamente
alla pura visione! Mentre in un acquerello come
Aria di tempesta non potete evitare di correre
lungo la stradina che vi porta dentro la
tempesta. Ma la meraviglia non riguarda solo la
perfezione esecutiva, la musicalità degli accordi
cromatici, la capacità di far vivere nella stessa
aura, vagamente malinconica, esterni ed interni,
alberi e oggetti. La meraviglia, almeno da parte
mia, riguarda il modo stesso in cui Mario Piana
impiega questo mezzo pittorico. Una meraviglia
che potrà forse essere condivisa da altri, magari
- ma a torto, io credo - come se contenesse la
venatura di una critica. Per dirla in breve:
quando si parla di acquerello si pensa alla
"macchia" - l'acqua si espande sul foglio che la
assorbe e che stabilisce subito contorni
tendenzialmente indeterminati. Cosicché non può
esservi meditazione e riflessione, e nemmeno
esitazione nella traccia del pennello. A partire
da questo dettaglio tecnico si tende spesso ad
attribuire all'acquerello, piuttosto che
l'accuratezza dell'impianto grafico, la capacità
di fissare l'emozione momentanea, accettando
anche un margine di imprevedibilità che sembra
essere quasi inevitabile, ma che la rapidità del
tratto e l'intuizione del pittore riesce a far
proprio ed a integrare in una composizione
compiuta. Talora è il movimento che viene carpito
dall'acquerello - come accade nella serie della
tauromachia picassiana nel quale le eleganti
torsioni del toreador o la furia del toro vengono
fissati all'istante con un solo colpo di
pennello. Ebbene, di tutto ciò, almeno nei
dipinti presentati in questa mostra, Mario Piana
sembra volersi tenere lontano. Le nature morte
sono oggetti contemplati a lungo ed esigono di
essere a lungo contemplati; ma questo vale anche
per i paesaggi. Persino per le acque tanto
spesso e così mirabilmente rappresentate in
questi acquerelli sono per lo più acque immote,
lo sono ad esempio nel "Padus fluvius" un
dipinto che si fa guardare come un incantesimo -
con il suo quasi-monocromatismo che tuttavia
riesce a realizzare un sottile gioco di
rispecchiamenti. Ma le acque che rispecchiano
sono acque che non scorrono; le acque del grande
fiume sono come le acque delle risaie e ovunque
domina, anche in queste sfumate evanescenze
qualcosa di simile ad una calligrafica
precisione. Ciò mi ha dato da pensare! Dirò di
più: mi ha invitato a guardare meglio, a cercare
in giro qualche informazione, a leggere con
maggiore attenzione le dichiarazioni del pittore.
E proprio in queste dichiarazioni mi sembra di
avere trovato una chiave: vi è un punto in cui
Mario Piana annovera tra le sue ascendenze
l'acquarellismo inglese del Settecento - che è
poi uno dei luoghi importanti di nascita
dell'acquerello stesso come genere pittorico. Lo
si vada a ricercare come io ho fatto - si veda
qualche esempio, ed allora si comprende che,
nonostante la distanza dell'epoca che certamente
si fa sentire, sembra qui, almeno per un verso,
esservi un consapevole e prepotente "ritorno alle
origini". Per un verso soltanto, tuttavia. Perché
ciò che ho detto or ora, e in particolare quando
ho parlato della macchia e di una espressività
legata all'istante ed ho sottolineato che da
questa espressività Mario Piana sembra tenersi
lontano, vale soltanto per una parte della sua
produzione- quella che in questa mostra è
soprattutto rappresentata. Si dia invece anche
soltanto uno sguardo alla sezione degli
Improvvisi nel sito www.mariopiana.com: il
titolo di quella sezione è già assai indicativo.
Parlare di ritorno alle origini, allora non basta
più - nell'arco fecondo della produzione di Mario
Piana sembra esservi un vero e proprio tentativo
di ripercorrere, ripensandole secondo il proprio
temperamento pittorico, le fasi di una grande
storia. Di fronte ai dipinti di questa serie
abbiamo provato la nostra terza meraviglia. Il
puntuale realismo dei paesaggi e delle natura
morte (proprio appunto dell'acquerello alle sue
origini) cede ad una componente visionaria che
richiede nuove soluzioni pittoriche, nuove
invenzioni tecniche. Con il suo "Olandese volante",
la musica e il mito entrano nell'immaginario di
Mario Piana. Ora il mare e il cielo prendono
fuoco. Nei paesaggi si intravvedono isole che non
ci sono. Infine l'elemento umano, così assente
nei paesaggi del pittore e dai suoi interni, ora
prorompe nei suoi deliziosi nudi di donna.
Giovanni Piana
venerdì 24 giugno 2011
martedì 21 giugno 2011
mercoledì 15 giugno 2011
venerdì 10 giugno 2011
La Pieve
Ecco l'ultimo acquerello prima di una, spero, lunga estate. Per il momento non sembra proprio di esserci ancora. Dalla settimana prossima però, approfittando dei privilegi del pensionato, sarò un po' qui un po' là. Con me porterò solo un piccolo album, un pennellino e una scatoletta di acquerelli in pastiglie, oltre, naturalmente alla mia macchina fotografica. In ogni caso sono "armato" anche di piccolo computer e chiavetta. Per cui terrò sempre d'occhio quanto avviene nel mondo web.
Colgo l'occasione per mandare a tutti un caro affettuoso saluto, un grande ringraziamento per tutti gli apprezzamenti ricevuti e per l'amicizia donata.
I
acquerello
53 x 44 cm
ATTENZIONE: DAL 16 AL 30 GIUGNO SU WWW.LAVOSTRAARTE.BLOGSPOT.COM CI SARA' LA MIA PRIMA PERSONALE SUL WEB
ATTENZIONE: DAL 16 AL 30 GIUGNO SU WWW.LAVOSTRAARTE.BLOGSPOT.COM CI SARA' LA MIA PRIMA PERSONALE SUL WEB
martedì 24 maggio 2011
Lomellina
Finalmente sono riuscito a trovare una giornata per una gita in
Lomellina. Un luogo che mi ha sempre affascitato per le sue
caratteristiche.
E' un territorio fertile e pianeggiante, caratterizzato dai lunghi filari dei
pioppi, che delimitano le grandi estensioni dei campi e scandiscono il ritmo del
tempo.
L'ambiente che vediamo oggi è
frutto di un lavoro che l'uomo ha intrapreso fino a rendere queste terre fra le
più fertili del mondo. Infatti, nulla di questo tranquillo paesaggio è
naturale: tutto è stato costruito, trasformato ed organizzato dall'uomo con
infinita e secolare pazienza.
E' una piccola parte della pianura padana, nella zona sud-occidentale della Lombardia, interamente compresa nella
provincia di Pavia; su tre lati ha confini naturali che la
delimitano chiaramente: il fiume Sesia ad ovest, il Po ad ovest e a sud ed il Ticino ad est; il confine a nord è
rappresentato dalla cosiddetta "linea dei fontanili".
Questo territorio è diviso
in tre "fette" dai torrenti Agogna e Terdoppio : la zona occidentale è compresa tra il fiume Sesia ed il torrente
Agogna, quella centrale tra i torrenti Agogna e Terdoppio, e quella orientale tra il
torrente Terdoppio ed il fiume Ticino. In epoca romana queste tre zone erano denominate
rispettivamente "Cottuda", "Alliana" e "Siccomaro".
La Lomellina è un mosaico di 60 comuni. Vigevano è
il centro più importante , con la meravigliosa Piazza Ducale ed il vastissimo Castello
visconteo. Ma anche molti altri centri minori, piccoli paesi e cittadine, spesso a torto
considerati poveri e carenti di attrattive dal punto di vista storico, artistico e culturale, sono, al contrario, più di quanto comunemente
si creda, ricchi di testimonianze di ogni epoca, che nella varietà del paesaggio
custodiscono e riflettono una loro propria identità.
E' un territorio
che ha mantenuto una sorpredente unità, malgrado la sua posizione di marca di confine,
di terra di passaggio tra potenze per secoli e secoli in lotta fra loro. Questo carattere di
terra-ponte, non più piemontese e non del tutto lombarda, è ancora visibile a
chi percorra in lungo e in largo la Lomellina.
In Lomellina si coglie molto bene il mutare delle stagioni: bianca di brina o di neve in
inverno, con il "mare a scacchi", come viene definito lo straordinario specchio delle
acque nelle risaie in primavera, calda e molto verde d'estate, e "dipinta" con mille
tonalità di colori in autunno. La primavera e l'autunno sono i periodi migliori
per visitare questo fazzoletto di terra, a volte spettacolare.
acquerello
47 x 36 cm
mercoledì 18 maggio 2011
martedì 10 maggio 2011
Piatto con pere di stagione
venerdì 6 maggio 2011
Risaie (della serie "terre d'acqua")
martedì 3 maggio 2011
Terre d'acqua
mercoledì 27 aprile 2011
martedì 19 aprile 2011
Terre d'acqua
E' proprio in questo periodo che le campagne a sud di Milano, e del Pavese in Lombradia, o quelle del novarese e del vercellese, in Piemonte, cominciano ad essere allagate per la coltura del riso. E' un spettacolo stupendo perché questa bella pianura padana ci restituisce un immagine riflessa del cielo, della vegetazione arborea, delle cascine. E' un paesaggio che fa vibrare le corde della mia sensibilità forse perchè richiama le mie radici tra le colline del Monferrato e le risaie della Lomellina.
acquerello
33 X 44 cmlunedì 11 aprile 2011
mercoledì 30 marzo 2011
Santa Caterina d'Alessandria
martedì 22 marzo 2011
venerdì 11 marzo 2011
venerdì 4 febbraio 2011
venerdì 21 gennaio 2011
Ci manchi
Mi sembra giusto riprendere la mia attività dedicando la mia prima opera del 2011, un pastello, a Billi, che ha condiviso con me e Nella più di tredici anni di vita ed ha accompagnato con gioia ed amore la crescita dei nostri figli.
pastello
32 X 29 cm
venerdì 10 dicembre 2010
Angeli dei nostri tempi
Lettera al Direttore Sanitario dell'ospedale Niguarda Ca' Granda di Milano
Al Direttore Sanitario
Ospedale Niguarda Ca’ Granda
Milano
Egr. Direttore,
mercoledì 17 novembre sono stato
colpito da infarto. Fortunatamente sono stato trasportato al pronto soccorso di
codesto ospedale, e quindi, urgentemente
all’Unità Coronarica , dove mi è stato fatto un intervento di angioplastica.
Qui ho trascorso otto giorni di degenza e sono stato quindi trasferito alla divisione
Cardiologia 1, da dove sono stato dimesso il
2 dicembre scorso.
Ho ritenuto di scrivere questa
lettera mosso dall’esigenza di testimoniare la mia ammirazione nei confronti
dei settori ospedalieri su indicati. Sin dal primo momento ho avuto la
sensazione di trovarmi in un ambiente tecnologicamente avanzatissimo, e al
tempo stesso ho ricevuto grande attenzione e cura da parte del personale medico
e paramedico, fin dai primi momenti del ricovero e in tutte le fasi dell’intervento
terapeutico e della degenza.
Vorrei ringraziare in paticolare il
dott....... e il dott. ........, e
tutta l’equipe medica cui devo sicuramente
la vita, e attraverso di loro tutta la struttura che mi ha accolto.
A questo proposito desidero dedicare un pensiero
affettuoso a tutto il personale infermieristico. Non potrò mai dimenticare,
infatti, con commozione che le prime parole di conforto e di sostegno sono
venute proprio da loro, veri “Angeli dei nostri tempi”. Ho riflettuto molto
sul’impegno di questo personale, sulla loro altissima professionalità e sul
sacrificio che quotidianamente sopportano, probabilmente in una situazione di
remunerazione che non rende giustizia a questo gravoso impegno di lavoro. E’anche
merito loro se nei settori in cui sono
stato ricoverato si può ben dire che tecnologia, professionalità e umanità rappresentano
sinteticamente l’alta qualità del servizio che viene reso.
Mi auguro che , nella situazione
di crisi economica che viviamo, non vengano mai a mancare le necessarie risorse
finanziarie per mantenere e consolidare l’alto livello di questi settori quali
Centri di Eccellenza di cui la Regione Lombardia ed il nostro Paese dovrebbero
essere orgogliosi.
Con viva cordialità e
riconoscenza
Mario Piana
Carate Brianza
martedì 16 novembre 2010
All'ombra della Liguria
In questo momento di pioggia interminabile mi viene spontaneo pensare all'estate e alla Liguria, anche se, purtroppo, anche lì in questi momenti si sta in apprensione per la fragilità del nostro territorio! Genova come Milano, Messina come Padova, Napoli come Treviso...
acquerello
34 X 44
martedì 9 novembre 2010
La Panchina di Racconigi
Anche questo è un bel ricordo di una giornata d'estate, una visita insieme a Nella al Parco di Racconigi. Spesso mi accorgo , disegnando e dipingendo queli luoghi , di sentire ancora il calore del sole, la luce quasi abbagliante delle ore del mattino, il suono dolce dei passi sullo sterrato, una sana voglia di un panino, insomma la felicità di un momento condiviso. Sto vivendo ancora di rendita e riproducendomi in cose già fatte, ma forse sempre nuove.
This is also a beautiful memory of a summer day, a visit to the Park of Racconigi with Nella, my wife. Often
I find that drawing and painting that place, I still feel the warmth of the
sun, almost blinding light of the morning, the sweet sound of footsteps
on the path, the desire of a sandwich, in short, the happiness of a shared
moment. I'm still living and reproducing things already done, but perhaps always new.
pastello
45 X 33 cm
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