mercoledì 14 ottobre 2009

Memorie di vecchi tempi: 10 /1- Bologna

Vol. I Bari 1920 - Bologna 1924

Un incanto severo per le strade, appena appena fuori dal centro della città, dove noi eravamo andati ad abitare; fiancheggiate da alti palazzi silenziosi, da qualche muro un po' sbrecciato che limitava chiuso giardini, bassi portoncini davano il senso del mistero e della solitudine.

Per noi, giunti dalla festante e popolare Bari, brulicante nei quartieri vecchi di donnette, di braccianti, di bambini, di carretti carichi di mercanzie e di varie qualità di frutta con relativi chiassosi venditori, e nella parte centrale, moderna, di gente indaffarata e ricche signore a passeggio con i lunghi boa di struzzo e le velette nere, fu una sorpresa inverosimile ed insopportabile, tanta completa diversità di ambiente e di atmosfera.

Per mia madre, specialmente, fu terribile, avezza da tanti anni alla sua gente, al loro modo di pensare e di vivere. Una specie di coro, ora lieto ed ora tragico, secondo le circostanze, accompagna laggiù le persone nei vari avvenimenti della loro vita; un coro formato da amici, conoscenti, da semplici vicini di casa e persino dai fornitori abituali, dalle domestiche, dai postini...

A Bologna nulla di tutto questo; ognuno rinchiuso nella sua casa ignora completamente le sorti del vicino, e da ciò risulta, ad una natura prettamente meridionale, una sensazione pesantissima di abbandono e di desolazione, quasi di panico.

  I primi mesi trascorsi lassù, furono quindi per noi assai penosi e permeati di una tristezza alquanto incomprensibile per noi bimbe; e specialmente per me, che con la beata incoscienza dell'infanzia, mi ero subito perfettamente ambientata nella nostra piccola casa, molto più gaia e graziosa della nostra vecchia casa di Bari. Inoltre il fatto di essere tutti insieme, di avere vicino a me le persone che amavo tanto mi rendeva felice, e mi sembrava anzi di vivere un'avventura straordinaria.

Abitavamo al quinto piano di un palazzo appena ultimato, senza ascensore, naturalmente, appannaggio questo di pochissimi privilegiati ed a me del tutto sconosciuto; e per noi, avezzi ai primi piani delle case del sud, quell'altezza sembrò vertiginosa ed emozionante. Mi piacque, però: quella immensa distesa di tetti rossi aveva un che di fiabesco e di infinito, ed i vari abbaini che sporgevano qua e là diventavano ai miei occhi le porticine misteriose e proibite di abitazioni di fate che mi divertivo a contemplare al mattino dietro le finestre della nostra piccola camera.

Marcella, come al solito, partecipava molto a queste mie fantasiose interpretazioni; noi continuavamo ad intenderci a meravignlia, quasi senza parlare, e questa comunanza di pensieri, deliziosi nella loro ingenuità, costituiva il più profondo legame fra noi, e dava ai nostri giuochi il più dolce senso di sicurezza e di pace.

L'anno 1925 fu caratterizzato da un inverno freddissimo, assai più freddo del solito, per cui a Bologna nevicò in modo veramente eccezionale; immaginarsi la nostra meraviglia ed emozione, non avendo mai visto la neve prima; quintali e quintali di neve si accumularono sui tetti, con grande pericolo per i passanti, poichè non di rado enormi blocchi di neve ghiacciata si staccava dal resto, sia per l'enorme quantità, sia per un improvviso aumento anche minimo della temperatura, e precipitava giù, nella strada con un rimbombo così profondo e rumoroso da sembrare una cannonata!

Ma anche camminare sotto i portici, altra grande novità per noi, era pericoloso; uno strato di ghiaccio, sottile come un velo, rendeva sdrucciolevole al massimo il loro pavimento, e con molta facilità si assisteva a scene di gente che prendeva dei grandi scivoloni sempre preoccupanti per le possibili conseguenze. Avevamo ripreso ad andare a scuola, naturalmente, e questa volta in una scuola comunale, la scuola "Morandi Manzolini", in via Andrea Costa, una strada abbastanza vicina a casa, dove mamma dovette rassegnarsi a mandarci a piedi, anche con la pioggia! Probabilmente la faccenda dei portici dovette rassicurarla sugli eventuali pericoli per la nostra salute, e così ogni mattina, nostro padre o, più spesso, il nostro attendente, sempre ligio e puntuale, ci accompagnava alle lezioni, aiutandoci anche a portare le nostre pesanti cartelle di fibra (allora si usavano così).



Anche la nuova scuola era molto bella; ampi corridoi con vetrate, che davano sul giardino, dove si svolgeva la ricreazione, aule grandi e luminose, molta disciplina; l'atmosfera che vi regnava era però assai diversa da quella della scuola di Bari; più sciolta, più libera, senza quella specie di sacro timore che era un diffuso dovunque nel vecchio istituto che avevamo frequentato.

Forse perciò. nonostante la mia timidezza, non mi sentii mai imbarazzata e inibita, come prima spesso mi succedeva, ma, anzi, assunsi subito un contegno tranquillo e sicuro, anche se internamente non fossi poi tanto tranquilla, sia con le insegnanti che con le compagne, le quali, devo riconoscere, non mi dimostrarono mai diffidenza, ostilità, nonostante la mia provenienza dal sud, ed anzi, accorgendosi del mio buon italiano, e forse anche per la serietà della mia fisionomia, presero a trattarmi con un certo rispetto, pur non cercando mai di diventare mie amiche.

In realtà eravamo troppo diverse, proprio come se appartenenti a mondi diversi; fra l'altro non capivo affatto il loro dialetto con il quale fra di loro si esprimevano, ad anche il fatto di essere sempre accompagnata mi isolava un da tutte. D'altronde neanche io cercai mai la loro amicizia, e riuscimmo perciò ad andare sempre d'accordo.

Anche le mie sorelle si trovarono bene in questa scuola; Teresa frequentava la quinta elementare, e si trovava nella classe della signorina Scannagatti, cognome che in principio ci sembrò piuttosto buffo; in seguito, con l'abitudine non ci si fece più caso, anche perchè si dimostrò un insegnante davvero brillante; Marcella invece, in prima elementare, ebbe come maestra la signorina Zarri, dal carattere forte, un suscettibile, ma pieno di dignità ed anch'essa molto preparata e ligia al suo compito. Era anche professoressa di pianoforte e avemmo modo di conoscerla bene perchè, in seguito, divenne la nostra insegnante di piano.

Così pian piano la vita cominciò a svolgersi in modo regolare e tranquillo, anche se mamma continuava ad attraversare nei momenti neri, nei quali la nostalgia della sua gente, della sua terra, di tutti i suoi parenti, le sorelle Matilde, Nina, Claudia, i fratelli Federico e Felice, i tanti nipoti, ella apparteneva a una famiglia assai numerosa, l'assaliva ed allora erano pianti, lunghi e desolati che noi bimbe osservavamo sbigottite ed addolorate. Si ammalò, alla fine, di una notevole pleurite, dovuta forse al gran freddo al quale non era abituata nonostante il caldo dei termosifoni (altra grande novità per noi); e fu un bene, forse, per lei, poichè l'istinto della conservazione ebbe buon giuoco sulle sue malinconie, e, affidatasi alle cure di un buon medico, il bruno e aitante dott. Baldi, seguì scrupolosamente le sue prescrizioni, ed il desiderio di guarire... la guarì effettivamente!

Fu proprio in questo periodo che la bontà e il buon carattere di mio padre si manifestarono in tutta la loro evidenza; come sempre e più di sempre egli fu per noi la speranza, la gioia di vivere, , l'allegria, in una parola, la felicità! Le cure che ebbe per mamma (incominciava la mattina a prepararle personalmente lo zabaione ordinatale dal dottore) furono veramente commoventi; l'affettuosità del suo animo, i suoi continui incoraggiamenti, l'ottimismo che irradiava intorno a , ci aiutarono a superare ogni preoccupazione, a risolvere ogni problema. Divenne per noi proprio il nostro nume tutelare, bastava che entrasse in casa, perchè la luce e la serenità invadesse il nostro animo; poichè egli vedeva ogni avvenimento nella sua giusta luce, e dove poteva portare il suo aiuto era felice di darlo, perfino, per esempio nell'accontentare i capriccetti di Marcella, la più piccola e perciò la più teneramente viziata.

Intanto mamma continuava a migliorare e ad abituarsi alla nuova vita ed alla nuova città; non uscì quasi mai, è vero, nei mesi più freddi, ma trovava una certa calma e svago nello sferruzzare a maglia come le aveva raccomandato di fare il suo dottore assicurandole che era il mezzo migliore per guarire dalla tristezza e dalla nostalgia, e, da allora, mamma prese l'abitudine, poi conservata fino a tarda età, di passare molte ore del pomeriggio, specie d'inverno, a confezionare maglie e maglioni per tutti, pefino dei pantaloncini per noi più piccole, che in relatà mettevamo assai malvolentieri, giudicandoli fuori moda (ed in realtà lo erano!)

memorie di vecchi tempi - anteprima

3 commenti:

  1. Molto bella questa memoria ! Direi che e' uno dei piu' belli poiche' rende molto l'ambiente e gli affetti .Anche il carattere della nonna era prorio cosi'.Ricordo che quando a Frassinello nevico' si mise a letto per la paura. Ciao Pio

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  2. Che belli questi ricordi di famiglia...sono preziosi per chi li possiede, grazie di averli condivisi con noi (lo sai che adoro i racconti familiari)

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  3. Geillis, ma è proprio leggendo un tuo bellissimo racconto di famiglia che mi son ricordato di averne uno anch'io, e così ho iniziato con piacere a condividerlo. Sono felice che ti piaccia.

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