giovedì 3 dicembre 2009

Memorie di vecchi tempi: 15 - Gli zii di Bologna


Vol. I Bari 1920 - Bologna 1924


Avevamo anche degli zii, a Bologna, che avevamo conosciuto in qualche loro visita a Bari, la zia Margherita, sorella di mamma, e lo zio Ottavio, suo marito, con i loro due figliuoli Giovanni e Roul. Poi, per qualche misteriosa ragione, non ne avevo più sentito parlare. Quando giungemmo a Bologna, si fecero vedere in qualche modo. Presumo da questo che ci fosse stata fra di loro e i miei, qualche causa di dissapori, che ignoravo e ignoro tuttora; so però che ad un certo punto l'affetto prevalse, ed in occasione della seria forma di pleurite che aveva colpito mamma, la zia Margherita, che era, fra parentesi, la sorella preferita di mamma e di poco maggiore di lei, venne a trovarla e con ciò la pace fu fatta.


Ci vedemmo abbastanza spesso, da allora, anche perchè in un primo tempo abitarono relativamente vicino alla nostra casa. Infatti andavamo a piedi a trovarli, e ricordo che per arrivare alla loro casa, bisognava attraversare la grandissima piazza Malpighi, che aveva, ai quattro lati del suo largo marciapiedi centrale, quattro specie di sarcofaghi, con delle pietre verdi, mi pare, e seppi dopo, da grande, che effettivamente erano delle antichissime tombe.


Ma quello che piaceva moltissimo a me ed alle mie sorelle, era un baracchino che spesso stazionava nella piazza e che attirava l'attenzione di tutti i bambini del quartiere ed anche quelli che passavano di lì, perchè era un teatrino di burattini.


Era la  prima volta che vedevamo un teatro di burattini, diciamo così, pubblico e la cosa ci divertì moltissimo; facemmo la conoscenza della nota maschera bolognese, Fagiolino o Fasulein, come lo chiamava il popolino, e per quanto spesso la maschera parlasse in dialetto bolognese, la mimica e la vivacità di quel burattino ci piaceva lo stesso; inoltre le parti recitate in italiano erano fequenti e ci permettevano di seguire il filo della rappresentazione.


Naturalmente non ci potevamo trattenere molto, perchè i nostri genitori si stancavano di stare in piedi a lungo, e così, a malincuore, sul più bello, magari, dovevamo proseguire per andare dagli zii; spesso, però, con bonaria condiscendenza  e debitamente accompagnati dall'attendente (anche lo zio Ottavio era ufficiale dell'esercito) i nostri comuni genitori ci permettevano di ritornare in piazza con i cugini, per finire di vedere le varie avventure, quasi sempre comiche e piene di bastonature, del famigerato Fasulein, del dottor Balanson, di Brighella e di tanti personaggi delle commendie, che non ricordo più.


La zia Margherita era una signora alta e bruna, come mamma, alla quale somigliava moltissimo, ma molto più magra; si distingueva da lei per un'espressione del viso molto più severa, quasi, direi, un pò dura; non ricordo mai di averla vista ridere,e ciò mi sorprendeva sempre, perchè mia madre aveva spesso, per le persone care, o anche soltanto amiche, un largo e affettuoso sorriso; le sue sopracciglie ad arco circonflesso molto accentuato, lo sguardo penetrante, i modi piuttosto perentori mi intimidivano moltissimo, tanto da farmi restare sempre muta in sua presenza.


Seppi, però, molto più tardi, che per la zia quello era stato, ed era ancora, un periodo molto scuro e difficile della sua vita; aveva perduto, pochi anni prima la sua adorata primogenita, stroncata in pochi giorni da una meningite fulminante, la piccola Maria Pia, che dicevano tanto graziosa e buona; le rimaneva il piccolo Giovanni e una gravidanza tardiva, presentatasi, avrebbe forse potuto lenire il suo grande dolore. Fu perciò accolta con gioia, ma purtroppo, senza apparente causa, era venuta a mancare, ed il bimbo ad un certo punto era morto nel suo seno senza ch'ella se ne accorgesse; questo le aveva procurato una infezione acuta che la condusse in breve in fin di vita, e fu in questa occasione che le si era scoperto un diabete gravissimo, probabilmente a cagione del quale aveva perso il bambino. Si salvò a stento, ma guarita dall'infezione, rimase terribilmente delibitata e depressa; inoltre fu costretta dal suo male, il diabete, ad osservare una dieta strettissima, non essendo allora ancora nota l'insulina, farmaco di elezione per questa malattia, e quindi stentava molto a riprendersi anche fisicamente.


Si trovava dunque, la zia Margherita, in quell'epoca, ancora sotto gli eventi trascorsi, cosciente altresì, di dover lottare contro il male che l'insidiava senza alcuna difesa tranne la cura dietologica di un buon medico, uno dei migliori di Bologna, il prof. Modenese, allievo del grande clinico Augusto Murri, e nel quale riponeva la massima fiducia; il quale peraltro riducendo drasticamente tutti gli zuccheri e i carbiìoidrati, ridusse la sua resistenza fisica ad un margine esilissimo, e fu causa più importante, certamente della sua precoce fine.


Comunque nell'anno 1925, tranne la sua perdurante tristezza e serietà, la zia stava apparentemente bene; una sua giovane nipote, e nostra cugina, era venuta su da Mesagne per aiutarla a curarsi e darle una mano nel governo della casa e dell'educazione di Bebè, fanciullo simpaticissimo ma con la vivacità e l'impulsività dei suoi sei anni. Ella si chiamava Nina e si fece subito benvolere da tutti, per il suo bel carattere tranquillo e cordiale, il suo fattivo aiuto, il suo aspetto gradevole ed attraente nella sua semplicità: poteva avere sedici o diciassette anni, dei begli occhi neri nel visetto candido, capelli bruni molto ondulati e folti, una voce molto simpatica e molta molta pazienza. Per questo anche noi le volemmo subito bene, ed è certamente fra le persone che ricordo più volentieri e fra le più simpatiche.


Ma allora, naturalmente, noi preferivamo la compagnie dei cugini, Giovanni, un bel ragazzone sui quattordici anni, bruno, vivace, il ritratto dello zio Ottavio, e Roul - Bebè, il piccolo di casa, che adorava il fratello e nello stesso tempo tentava sempre di emularlo ed anche sfidarlo; di acarattere ardito ed appassionato, lo stuzzicava a fare botte con lui, e mentre Giovanni, scherzando, gli dava corda, lui si infiammava tutto cercando la vittoria a tutti i costi!


Noi assistevamo divertite a questi tornei, poi, mentre Giovanni chiaccherava un pò con Teresa di libri e di scuola, noi facevamo con Bebè qualche giuoco più tranquillo, a dama  od altro.


Molto diverso dalla zia Margherita era lo zio Ottavio; allegro per temperamento, scherzoso, amava le battute comiche, ed era cordialissimo con noi bimbe; era, sì, ligio al suo lavoro e sentiva la sua militanza nell'esercito come una vocazione; ciò però non gli impediva di trovare bella la vita, e di vederne i suoi lati migliori. Alto anche lui, con occhi grigio azzurro mobili e vivaci, era buono e sensibile, forse un pò superficiale, ma indubbiamente simpatico. Gli piaceva tento parlare, forse un pò troppo, ma questo andava molto bene per babbo, che invece parlava poco, anche se amava molto la conversazione e la biuona compagnia di amici e parenti.


Ricordo che per Natale facevano un bellissimo Presepio, assai grande, al quale lavoravano un pò tutti, prendeva quasi una stanza, ed era bello vedere con quanta passione vi si dedicavano!


...

Memorie di vecchi tempi -Anteprima

domenica 29 novembre 2009

Memorie di vecchi tempi: 13 - La chiesetta di via dei Grifoni; 14 - I nostri amici Landolfi

Vol. I Bari 1920 - Bologna 1924

La chiesetta di via dei Grifoni


Proprio all'inizio della breve e stretta via dei Grifoni poco dopo il nostro portone di ingresso, si apriva una portoncina piccola e scura che immetteve in una graziosa piccola Cappella, dove la domenica andavamo ad ascoltare la Messa. Era appena più grande di una stanza comune, aveva la volta a cupola dipinta di azzurro e disseminata di stelle di argento, così che il piccolo altare nel fondo sembrava campeggiare dell'infinito. L'effuso misticismo dell'ambiente ben si accordava al dolce lirismo delle nostre anime in preghiera; poche persone ci venivano, qualche vecchietta vestita di nero, altre giovinette silenziose e devote, e noi così, quasi sole davanti a quel piccolo altare illuminato, con il sacerdote che pregava sottovoce, sotto quella volta azzurro-stellata...


Mai dopo ho provato l'impressione così perfetta di spiritualità, di serenità e di pace, come in quella chiesetta, che ci parlava soavemente di un mondo relale, dolce eppure così lontano...


I nostri amici Landolfi


Erano trascorsi già alcuni mesi dal nostro arrivo a Bologna, quando, anche questa volta in modo diverso dal solito, facemmo la conoscenza, trasformatosi poi in solida ed affettuosa amicizia, di una famiglia di origine meridionale, che venne a d occupare un appartamento nel nostro stesso palazzo, appartamento che in un primissimo tempo avevamo noi stessi abitato; lo cambiammo poi con l'attuale casa, prospiciente via dei Grifoni, perchè troppo grande ed anche per il fitto altissimo, per noi troppo caro.


Avvenne che la signora Marani, esattrice del proprietario del palazzo (a proposito, questo proprietario si chiamava conte Sassoli-Tomba, cognome che in un primo tempo spaventò tanto mamma, che, superstiziosa, non ne voleva più sapere di fare questo contratto ed abitare questa casa; poi si piegò davanti alla difficoltà di trovare un altro alloggio, rarissimi in quel periodo a Bologna, ed anche per la comodità di abitare vicinissimi al posto di lavoro di mio padre, ufficiale nella caserma del 35esimo fanteria, che si trovava appunto un pò più in giù, nella nostra stessa strada), la signora Marani, dicevo, una donna molto vivace, intelligente e sbrigativa, come la maggior parte delle bolognesi, in una delle consuete visite per riscuotere l'affitto, disse a mamma che nel palazzo c'era una signora, arrivata da poco tempo anche lei, che piangeva sempre e si disperava per aver dovuto lasciare Napoli, dove prima risiedeva, per l'avvenuta promozione del marito, colonnello del Tribunale militare di Bologna. Disse ancora di aver parlato di noi a questa famiglia, al quale aveva espresso subito il desiderio di conoscerci.


Figuriamoci! A mamma non sembrò vero, e fu subito combinata una visita, per cui in un bel pomeriggio di dicembre, i signori Emanuele e Bianca Landolfi vennero a trovarci, e quella fu la prima di numerosissime visite che ci scambiammo da allora in poi.


Erano, i Landolfi, delle ottime persone, appartementi all'alta borghesia napoletana; lui, il colonnello, ancora abbastanza giovane, sui quaranta, forse, aveva una persona sottile ed aristocratica, i lineamenti fini, e vivaci occhi azzurri, che aveva trasmesso a due dei loro figlioli, a Lucia, sedicennne, ed a Vittorio, di un anno minore, mentre Anna, la terzogenita, aveva i begli occhi scuri della madre, afflitta però da notevole strabismo.










martedì 24 novembre 2009

Le quattro stagioni: Inverno



acquarello
47 X 34
 

venerdì 20 novembre 2009

Oltre la staccionata







tempera su cartone
20 X 16 cm

martedì 17 novembre 2009

Improvvisi



bozzetto a tempera cm 25 X 15 per un acquarello che forse non farò mai. Il titolo però lo so già:"Infiniti silenzi" 

 

"Luci del nord" - bozzetto a tempera su cartone per un acquarello impossibile
20 X 14,5 cm

lunedì 16 novembre 2009

Adagio autunnale



tempera su carta
38,5 X 34 cm

lunedì 9 novembre 2009

Limoni ben temperati



tempera su carta
45 X 38