mercoledì 10 giugno 2009

Memorie di vecchi tempi: 6 - Bari, la città

Vol I Bari 1920 - Bologna 1924 Questa città, così viva, così operosa, dal mare azzurro con riflessi verdi che illumina la parte nuova e quella della vecchia Bari, con le sue barche che a sera partono in silenzio con i suoi uomini dalla parola breve arguta e vigorosa, e vanno nella notte... le donne alacri al mattino presto si alzano e nelle prima bruma si vedono alla messa e poi al lavoro... con svelte mani fanno per la festa le pizze rustiche con le olive e il sale e il pomodoro. e le orecchiette ruvide riempiono la mattara con piccoli fiori... tanto vi ricordo nella mia memoria e vi sento vicine, con la dolce infanzia che a me rappresentate...
Si era nel 1922, la città era tranquilla, simpatica, operosa e vivace; noi abitavamo al n. 142 del Corso Vittorio Emanuele, una bella strada larga, dagli ampi marciapiedi ai lati, dai vecchi palazzi signorili, fra i quali, abbastanza vicini al nostro, il famoso palazzo Fizzarotti, così detto dal nome del proprietario, che lo aveva fatto costruire in perfetto stile veneziano, sul modello dei celebri palazzi che sono sul Canal Grande, a Venezia ( cosa che, seppi poi, fu abbastanza deprecata); a me invece piaceva moltissimo, per quel suo essere così diverso dagli altri, e per la sua fisionomia un po' fiabesca e colorita. I negozi erano pochi, ciò che dava alla strada un'aria signorile; c'erano, invece, dei grandi imponenti portoni debitamente sorvegliati dai loro portieri, spesso, dai loro familiari, compresi i bambini, che, d'estate, prendevano il fresco seduti sulla soglia. Il nostro portiere si chiamava Petruccio, era molto vecchio certamente nonno più volte, e parlava in un modo strano, articolando le parole con un gorgoglio che a noi faceva tanta impressione, per cui, non solo non comprendevamo ciò che diceva, ma ne avevamo un sacro terrore. Dicevano che quell'inconveniente gli fosse sopraggiunto in seguito a un grande spavento preso durante la guerra, io penso però ora che qualche bicchierotto di vino avesse anche la sua responsabilità! Era con noi sempre molto gentile e rispettoso, e cercava di farci divertire, a suo modo, facendo dei versacci con quella sua voce gorgogliante, senza sospettare che otteneva proprio l'effetto contrario! Verso la fine del Corso, verso destra, c'era, mi sembra, una piazza non molto grande, dove si trovava il municipio, dai nostri balconi un po' si intravvedeva; una volta fu annunziato, come avvenimento cittadino, che un equilibrista avrebbe attraversato la piazza su un filo di ferro, teso dal Municipio al palazzo di fronte a questo, e lo fece, difatti, ottenendo un gran successo per la sua abilità. Raramente si parlava degli scontri politici del momento, il fascismo si era appena affermato, anche se indubbiamente ce ne erano, ma noi bambine eravamo completamente escluse da questi avvenimenti, e dai discorsi preoccupati che pure ogni tanto captavamo in parte. Una volta soltanto ci capitò di essere partecipi di un episodio che ricordo ancora. Eravamo usciti tutti insieme, con altri amici, per andare al cinema, forse , (i primi film attiravano moltissimo la curiosità della gente) oppure per trascorrere una serata al circolo "tennis" molto noto ed anche molto elegante, e ritornavamo a casa, a piedi, poichè eravamo d'estate e le distanze erano molto ravvicinate; saranno state le dieci o le undici di sera, io ero tranquilla, come sempre quando c'era nostro padre con noi, la sua divisa in genere incuteva molto rispetto, inoltre eravamo un bel gruppo di signori e signore abitanti tutti dalle nostre parti, quando si udirono degli spari abbastanza vicini ed alcuni giovani vennero correndo verso di noi, dicendo concitatamente:"signor capitano, signor capitano, porti le signore in un portone, ci sono i fascisti!" Al che ci precipitammo nel più vicino portone aperto, per fortuna chiudevano molto tardi, un po' affannati e piuttosto spaventati, noi incuriosite, parlottando e commentando, e ci mettemmo ad aspettare gli eventi. Che si risolsero in breve, quando, dopo qualche altro sparo in lontananza, quelli stessi giovani vennero ad avvertirci che i contendenti si erano sciolti ed allontanati, e questo fu l'unico scontro politico al quale assistetti, che ci sfiorò soltanto, ma che mi diede l'idea dei fermenti che si agitavano in città. Per il resto la vita della società bene era piuttosto vivace, oltre al circolo del "Tennis", uno dei migliori della città c'era il "Barion", un altro circolo ben frequentato ma meno esclusivo dell'altro, dove andavamo spesso con .........; ricordo vagamente una terrazza sul mare, e il mare era molto vicino, con barche di pescatori illuminate da lanterne, ed il profumo penetrante e piacevole di frutti di mare; poi c'erano gli spettacoli lirici al teatro Petruzzelli ai quali i miei genitori, con altri amici ufficiali, erano abbonati, e che erano molto seguiti dalla cittadinanza; spettacoli dati molto bene, credo, poiché il pubblico barese era un buon intenditore, amante della musica, come tutta le gente pugliese; del resto basti pensare alla miriade di compositori e di cantanti ai quali ha dato origine dal settecento in poi; mia madre stessa era appassionatissima dell'opera in musica,e quando parlava, già in tarda età, di quegli spettacoli e di quelle opere, il Trovatore, ad esempio, oppure la "Traviata", o la "Cavalleria", si entusiasmava e gli occhi le brillavano di commozione. Poi c'erano le feste padronali religiose, come quelle di S. Nicola, ad esempio, oppure il Corpus Domini ed altre; allora la città tutta si pavesava di drappi multicolori ai balconi, alle finestre, tappeti di damasco, coperte di seta ed ogni altro oggetto risplendente e colorato, per il passaggio delle processioni religiose, lunghissime, a volte duravano delle ore, dove carri riccamente addobbati trasportavano statue di santi i gruppi di statue lignee antichissime, che rappresentavano personaggi ed episodi della vita cristiana, eseguiti con impressionante realismo. Ricordo, nella processione del Venerdì Santo, credo, un "Gesù alla colonna", dall'espressione dolente e rassegnata, tutto coperto di ferite e sanguinante per la corona di spine e una "Deposizione" in cui la Madonna, avvolta in veli neri, piangeva lacrime che sembravano vere, nell'espressione estatica del viso bellissimo. I santi più venerati erano spesso portati a braccia ed era bello vedere con quanto impegno ed attenzione quegli uomini reggevano i pesanti supporti di sostegno delle statue, che dondolando con passo cadenzato, passavano per le vie principali della città. Una di queste strade dal passaggio obbligato era proprio il Corso Vittorio Emanuele, la nostra strada, e in quella occasione i nostri balconi erano pieni di invitati che venivano ad ammirare, con devozione, la lunga processione, con i cortei dei bimbi e fanciulle vestite in vari modi, di celeste con coroncine di fiori nei capelli. le Figlie di Maria, tutti biancovestiti gli angioletti con piccole ali dorate che sfilavano ai lati della strada, piccoli bimbi con i loro gigli in mano, guardati amorosamente dalle madri, e non mancava mai una Sant'Elena vestita di azzurro, con la croce fra le braccia, con gli sciolti capelli sui quali posava la corona dorata di regina; e poi frati in tonaca marrone, preti salmodianti, gruppi di donne nerovestite che cantavano inni sacri, come " Mira il tuo popolo, Bella Signora", infine il Vescovo, con gli scintillanti paramenti di festa, che portava l'artistico ostensorio dai grandi raggi di oro, procedente solennemente sotto il gran baldacchino ricamato che lo proteggeva, ed, in un certo senso, lo isolava da tutti. Queste feste cadevano, quasi sempre, in primavera, come appunto per la Pasqua, il Corpus Domini e nella mia mente è rimasto, con la visione mistica dell'avvenimento, un collegarsi ad un'atmosfera chiara e luminosa, colma di profumi, come un rinascere sereno e poetico nell'aria dolce che ci alitava sul viso, faceva sventolare i drappi alle finestre e svolazzare i veli celesti delle bambine della processione; i marmi bianchi delle ornamentazioni alle finestre ogivali del palazzo Fizzarrotti, le pagliuzze d'oro dei suoi mosaici, il rosso pompeiano delle sue pareti sotto i raggi del sole morente, me lo faceva apparire ancora più bello, come un palazzo di fate, dei racconti da me amati, o come una screziata farfalla in un contesto di brumose, grigie farfalle. Un altro spettacolo, attinente sempre alle feste cittadine, erano le luminarie che adornavano il nostro Corso sotto forma di larghi e altissimi archi, che andavano da un marciapiedi all'altro illuminati da migliaia di lampadine elettriche, con bellissimi disegni geometrici, stelle, geroglifici, piccoli archi di luce, e che, situati a relativa distanza l'uno dall'altro, formavano un corridoio luminosissimo, sotto il quale la gente passeggiava felice, in gruppi familiari, in coppie, e dove molti bambini, ragazzi e ragazze, rilassati e sorridenti, girellavano, si incontravano allegramente; allora ci si contentava di poco, e l'immane tragedia della guerra trascorsa faceva forse godere ancora di più una pausa di spensieratezza e di felicità. Altre luminarie ho poi veduto in seguito, in paesi e città, ma ai miei occhi infantili queste apparivano così splendide e ricche che mi sembrava di non poter vedere mai nulla di più bello e festoso. Memorie di vecchi tempi - Anteprima

2 commenti:

  1. Molto bello !Interessantissimo aprire un finestra sul passato descritto anche molto bene!Le leggero' tutte con molto piacere.Ciao Pio

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  2. Ciao Pio, a poco a poco le posterò. Mi piacerebbe anche sempre inserire qualche piccolo acquarello, peccato che le foto (e sono molte), sono praticamente inservibili

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