sabato 9 maggio 2009

Memorie di vecchi tempi: 1- Infanzia

Vol.1° Bari 1920-Bologna 1924

Così io vedo me stessa, bimbetta di pochi anni, stranamente vivente in un sogno fatto di tante dolci cose, ma anche di paurosi incubi, attraverso esitante una buia sala di ingresso, ed entrare in una vasta sala da pranzo, anch'essa piuttosto buia, dai mobili chiari, adorna agli angoli di altissime palme ed altre piante verdi (esse erano l'orgoglio di mia madre); non aveva finestre, in compenso, da una parte, c'era una grande vetrata, solitamente chiusa, ma luminosa, dai vetri smerigliati a vari disegni, che dava nella grande cucina, regno delle domestiche e dell'attendente.
la villa " La Vergine" sulla via di Latiano (chissà se c'è ancora)
Piante, bellissime e verdissime, ce n'erano un po' dappertutto; poichè mia madre aveva vissuto, fino al suo matrimonio, in un grosso paese, Mesagne, vicino a Brindisi; durante l'inverno nel palazzotto di famiglia, nel cuore del paese, e moltissimo, per la più parte dell'anno, in campagna, nella grande villa fatta costruire dal nonno, "La vergine", sulla via di Latiano, una grande tenuta che mi affascinava per la grande estensione e per il fatto che, a un certo punto, era attraversata dal passaggio del treno, cosa che ci divertiva moltissimo ed era meta di passeggiate quasi quotidiane. Mia madre aveva perciò un vero culto per tutto quanto riguardava le piante ed i fiori, e non poteva vivere senza sentirsene circondata; spessissimo, nel raccontare la sua vita giovanile, una nota di nostalgia vibrava nella sua voce sonora, rammentando il chiaro di luna, in estate, sul lungo viale dei "corbezzoli", altissimi e folti alberi dai frutti rossi come fragole ma dal sapore asprigno e selvatico, dove di passeggiava fino a tardi, per godere un po' di fresco dopo la lunga giornata assolata e caldissima. Per questo, per quanto stava in lei, adornava la casa e curava con grande amore le numerose piante, che coccolava un po' dovunque nell'ingresso, sui balconi, nella sala da pranzo, ed alcune sul piccolo terrazzo interno, al quale si accedeva dalla nostra camera da letto o dalla cucina e che aveva trasformato in una vera piccola serra di fiori. Non ero, penso, una bimba precoce, ma intelligente e fantasiosa sì; e quanti bambini da me conosciuti, non erano anch'essi, come me allora, bambinetta attonita e pure ardente di una complessa vita interiore, affacciarsi, distaccati, sulla'alienante mondo della realtà? Il mio mondo era ben diverso: vago, pieno di sensazioni ora luminose, ora terribilmente oscure, con un senso di fatalità incombente sulla mia piccola persona, tanto da togliermi completamente qualsiasi velleità di resistenza; da ciò forse quella mia impassibilità in ogni occasione familiare particolarmente seria, spesso scambiata dai miei per indifferenza, o, anche forse, per insensibilità di animo. Le rare volte che mi divertivo a tracciare segni, col mio ditino, sullo specchio grande dell'armadio di mamma, intravvedevo con mia sorpresa, due occhi neri, non grandi, che mi guardavano brillanti ed assorti dalla lastra lucente, ed anche il faccino dove erano quegli occhi era molto bruno, rotondetto, e bruna era anche la lunga frangetta di capelli che sfiorava le sopracciglie ben disegnate e nerissime. Mi trovavo molto brutta, forse non lo ero, proprio non so, ma ciò che mi innervosiva e mi faceva allontanare indispettita dallo specchio era il fatto che non mi riusciva proprio di credere che quella faccia fosse proprio la mia, quella bocchina, quella personcina un po' grassoccia e goffa fossero mie; mi sentivo talmente diversa ed estranea a quella fisionomia là, nello specchio, che proprio non riuscivo a riconoscermi in essa. Solo più tardi, molto più tardi, incominciai ad abituarmi al mio viso ed a rassegnarmi che fosse fatto proprio in quel modo! Ci eravamo trasferiti a Bari, da Napoli, quasi subito dopo la mia nascita; non ricordavo quindi assolutamente nulla della mia città natale, ed in realtà non ci pensai mai; in quella grande casa, dove abitavamo, dalla fisionomia antica, dagli altissimi soffitti, sempre un po' buia, io mi sentivo del tutto a mio agio; essa era il mio regno, il mio silenzioso regno, ed è proprio questo, il silenzio, ciò che ricordo maggiormente in quei primi anni,uno degli elementi più preziosi e belli che mi circondava. Esisteva davvero, oppure era uno dei doni della mia candida infanzia? Quel non afferrare che a tratti i brutti rumori esterni, le grida vivaci delle domestiche sui poggioli interni, lo sbalzellare delle ruote pesanti sul selciato ineguale delle strade, le discussioni dei grandi, i pianti e i bisticci delle sorelline! memorie di vecchi tempi - anteprima

8 commenti:

  1. Mario...questa pagina mi ha molto coinvolta.
    La tua zietta sapeva scrivere molto bene,ma quello che più conta, credo che avesse molta sensibilità e una chiarezza di lettura interiore non indifferente.
    Bella davvero e grazie per questa pagina di ricordi che in fondo ci accomuna tutti noi.
    Carla

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  2. Grazie Carla del commento, sì una scrittura semplice ma molto evocativa e soprattutto intrisa di emozioni

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  3. Ciao Mario, messaggio di servizio: ti ho inserito nelle visite giornaliere per, ehm, ok! Spero tu abbia capito cosa intendo. ;-)

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  4. Grazie Gris, provvedo anch'io

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  5. Però...bello questo tuffo nel passato...e belle le illustrazioni!

    Aspetto le prossime p'untate!

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  6. Il tuo blog trasmette molto calore, i colori, il messaggio e mi sento come a casa per me. Congratulazioni!
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  7. Grazie Geanina, un bellissimo commento il tuo!

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